CAVOUR (To). Chiesa Parrocchiale di San Lorenzo Martire, “Madonna del Consorzio”.


La parrocchiale di San Lorenzo, a tre navate, fu realizzata tramite la trasformazione di un precedente edificio sacro, che venne riedificato in chiesa parrocchiale dopo le invasioni e devastazioni subite da Cavour da parte degli Ugonotti a fine Cinquecento e, circa un secolo più tardi, ad opera di quelle dell’esercito francese comandato dal generale Catinat.
La nuova Chiesa parrocchiale, che contava cinque navate con sei altari laterali ed era dedicata alla Concezione, venne poi ancora modificata nell’aspetto attuale, in stile basilicale ed a tre navate, con i nuovi restauri iniziati nell’anno 1872. La Chiesa venne consacrata da Monsignor Lorenzo Gastaldi, Arcivescovo di Torino, il giorno 7 ottobre 1874, al diacono e martire S. Lorenzo, così come lo era l’antica parrocchiale extra-muros.
Le principali opere ed elementi di interesse all’interno della chiesa sono:
soffitto ligneo a cassettoni con rosoni dorati, trittico della “Madonna del Consorzio” (sec. XVI), fonte battesimale del secolo XVI con l’arma dei Racconigi, dipinti del Buccinelli, affreschi di Luigi Morgari, stucchi del Brilla e del Sassi, reliquie di S. Valentino (a Cavour dal 1833).
La facciata in ingresso si presenta con un portale barocco, con sei rosoni scolpiti e tre grandi porte di accesso all’interno della Chiesa. Nei vani rettangolari ad esse sovrapposti sono da notare i tre affreschi eseguiti dal pittore Luigi Morgari. Quello di mezzo ritrae S. Lorenzo mentre presenta al governatore romano le proprie ricchezze, ossia l’ingente moltitudine di poveri che egli sollevava dalla miseria con le sue elemosine. Il secondo, alla sinistra di chi guarda, rappresenta l’Angelico Beato Cherubino d’Avigliana in un momento di contemplazione di fronte all’immagine del Crocifisso; egli reca sul petto la figura del giglio perché si narra che questo spuntò dal suo cuore quando la sua anima volò in Cielo. Il terzo a destra raffigura il proto-martire S. Stefano, in atto di raccomandare a Dio sé e i suoi lapidatori.

Entrati all’interno della Chiesa colpisce la vista il prezioso soffitto di legno ornato con grandi e piccoli rosoni dorati (su disegno della Basilica di S. Maria Maggiore di Roma), opera del celebre falegname Rosso Filippo. I rosoni del soffitto sono opera dello svizzero Cantone, su progetto dell’ing. Comm. Amedeo Peyron. Dalla maestosità e ricchezza di questo soffitto a fiorami di legno, filettato in oro, lo sguardo si posa sui capitelli dorati delle colonne e sulle numerose lesene.
Da notare sulle pareti laterali della navata centrale i 14 pregiati affreschi del Morgari rappresentanti i momenti più espressivi della vita terrena di Gesù Cristo e la sua passione.
Inferiormente si sussegue una fila di quadri ad olio su tela, separati dagli affreschi superiori mediante un bel cornicione anch’esso dorato, con rispettiva ringhiera in ferro battuto, con disegno a volute. Osservando gli affreschi, possiamo ammirare un dipinto del Camuzzi con San Girolamo profondamente intento con l’animo e la mente nella lettura e meditazione sui libri divini.
Seguono i quadri rappresentanti S. Agostino mentre parla dolcemente con un bimbo sulla spiaggia; il martire S. Lorenzo, e questo è 1’unico quadro superstite dell’antica parrocchia che fu distrutta; l’evangelista S. Luca; l’Arcangelo S. Michele, mentre caccia dal Paradiso con la spada fiammeggiante il superbo Lucifero.
Spostandosi verso l’altare: il primo quadro che possiamo osservare rappresenta l’Angelo Custode mentre cerca di proteggere un fanciullo tentato dal demonio; seguono gli evangelisti S. Marco e S. Matteo. I quadri raffiguranti l’Arcangelo S. Michele e l’Angelo Custode sono opere attribuite a Guido Reni.
Spostandosi nella navata laterale destra e partendo dall’ingresso, il primo altare che s’incontra è consacrato a S. Luigi. Si può osservare un bel dipinto di questo Santo con alla sua destra l’immagine del martire S. Sebastiano e alla sua sinistra quella di S. Rocco; segue un secondo altare consacrato a S. Giuseppe con l’immagine dipinta ad olio del Santo agonizzante assistito da Gesù e Maria.
Sotto il piano di quest’altare, in un’apposita urna, è custodito il corpo del martire S. Valentino che fu donato da Sua Em. il Cardinale Bottiglia Luigi dei Conti di Savoulx d’illustre famiglia di Cavour al Teologo Pollano nel 1833. Nominato Cardinale di Santa Romana Chiesa, ottenne dal Sommo Pontefice Gregorio XVI la reliquia di S. Valentino; nel 1833 spediva a Cavour la cassa munita dei sigilli dell’autorità ecclesiastica, e nel farne nobile dono alla Chiesa parrocchiale, lasciava così una preziosa memoria a Cavour, sua patria.
Infine, segue un terzo altare consacrato alla Beata Vergine del Carmine, che vi è raffigurata in un bel dipinto ad olio con a destra l’immagine di S. Teresa e a sinistra quella di S. Elisabetta.
Soffermandosi tra l’altare maggiore e la navata laterale di sinistra si incontra un’opera graziosa e fine, la statua della Madonna, pronta ad accogliere sotto la sua protezione il paese di Cavour.
Nel 1904 il Vicario Monsignor Arato, ricorrendo il cinquantenario della definizione del Dogma dell’Immacolata Concezione, fece costruire il magnifico tempietto in marmo, con artistici fregi, perché l’Immacolata ricevesse un culto particolare in questa chiesa che per tanto tempo era stata dedicata a Lei. Il tempietto è chiuso da una graziosa cancellata. Il disegno di questo monumento è dell’ingegner Cav. Peyron; il creatore dell’opera è il già citato Sassi.
Spostandosi nella navata laterale di sinistra, il primo altare che si incontra a partire dalla sacrestia, è consacrato alla Beata Vergine del Rosario.
Sopra l’altare, in un’elegante nicchia, si può ammirare 1’effigie della Madonna con il Bambino Gesù, in legno dorato, cui fanno corona i 15 piccoli misteri del Santo Rosario. Questi, con le rispettive cornici che si concatenano a vicenda sono opera del celebre Moncalvo.
Procedendo, il secondo altare che si incontra è consacrato a S. Antonio abate. Le icone di quest’altare, come di quello di S. Luigi, S. Giuseppe e la Madonna del Carmine, sono opera del Buccinelli; gli ornati delle rispettive icone di S. Luigi, della Madonna del Carmine, della Vergine Beata del Bambino Gesù (da non confondere con la Madonna del Rosario) sono opere pregiate dello svizzero Pietro Cantone.

Nel terzo altare, il più pregiato fra tutti, si può ammirare un famoso trittico con la Madonna col Bambino che porge l’anello per lo Sposalizio mistico a santa Caterina, S. Agnese e S. Lucia. Lo scomparto centrale della pala lignea, con la Madonna col Bambino, era attribuito a Defendente Ferrari, ma ora è considerato opera di Gerolamo Giovenone. Invece, l’immagine di S. Agnese a destra e quella di S. Lucia alla sinistra, sono state ricopiate da opere di Defendente Ferrari dall’eccellente pittore lombardo dell’800, Eugenio Buccinelli, a cui si devono altri citati dipinti all’interno della chiesa. Il trittico, nella sua parte centrale è stato restaurato una prima volta negli anni ’50 del XX secolo con interventi lunghi e delicatissimi che hanno permesso di salvaguardarne al massimo l’autenticità, assicurando al meglio la durata del dipinto nel tempo. Un ulteriore restauro è avvenuto negli anni ’80 del Novecento; l’ultimo e l’ultimo nel 2017, da parte del Centro Conservazione e Restauro “La Venaria Reale”.

Il trittico conservato nella Parrocchiale di S. Lorenzo di Cavour è in parte proveniente dalla parrocchiale di Avigliana, precisamente dalla chiesa degli Umiliati, ora scomparsa. La pala centrale infatti, raffigurante la Madonna con Bambino e santa Caterina denominata “Madonna del Consorzio”, era stata data in dono con autorizzazione della Curia, al teologo Vignolo Giovanni Maria in occasione del suo trasferimento come vicario foraneo dalla parrocchiale di Avigliana a quella di Cavour nel 1860. Ciò in riconoscimento dell’opera da lui svolta a salvaguardia dei dipinti del pittore chivassese raccolti nella locale chiesa di S. Giovanni.
Nella chiesa di San Giovanni ad Avigliana sono rimasti  i pannelli laterali e le tre scene della predella, opera di Defendente Ferrari, vedi: SCHEDA, con anche la ricostruzione del trittico in mostra a Torino nel 2017.

Ma, volendo approfondire la vicenda, le fonti locali riportano che il trasferimento a Cavour della pala centrale di quella pregevole opera, che a quel tempo era però ritenuta dalla scuola di Macrino d’Alba, suscitò negli esperti d’arte aspre reazioni e fu addirittura bollato come “atto vandalico”; il fatto fu in seguito denunciato anche alle competenti Autorità ed il Prefetto di Torino, in data 6 maggio 1879, intimò a don Vignolo di restituire immediatamente il quadro che aveva portato con se a Cavour.
Il sacerdote rispose con una lunghissima lettera, dove espose dettagliatamente tutti i numerosi lavori che aveva fatto eseguire ad Avigliana, alcuni anche a sue spese, sia per la chiesa che per l’adiacente casa parrocchiale, soffermandosi in particolare anche sui preziosi quadri che furono da lui stesso recuperati. E per quanto riguarda il trittico in questione, egli precisò che le sue varie componenti erano in effetti da ormai molto tempo sparse in diversi luoghi della parrocchia, in parte anche tagliate, e che la ricomposizione del trittico stesso fu proprio da lui voluta, senza però immaginare che la Madonna esposta in una sala della casa parrocchiale ne facesse parte.
Per farla breve, quando lui si trasferì a Cavour quel quadro, che come detto era da lui ritenuto a sé stante, gli venne ufficialmente assegnato dal Vicario Generale della Arcidiocesi di Torino, che allora aveva quei poteri sulle opere d’arte, a parziale compenso delle ingenti spese, ammontanti a ben ventiduemila lire, da lui personalmente sostenute per la parrocchia di San Giovanni.
Nella riproduzione del relativo carteggio, risalente come già accennato al 1879, non c’è l’eventuale seguito, ma è facile indovinare la conclusione di quella diatriba, dal momento che il quadro conteso è rimasto esposto nella chiesa parrocchiale di Cavour.

Spostandosi quindi ad osservare il Battistero della Chiesa parrocchiale, sono da notare, i pregiati stucchi opera del savonese Antonio Brilla raffiguranti Gesù Cristo e Giovanni Battista mentre lo battezza. Da considerare la vasca in marmo con 1’arma dei Racconigi, con la data XI agosto MDXLV; il vaso per 1’acqua battesimale è un regalo di Bernardino I da Racconigi, capostipite di Casa Savoia. La cancellata in ferro fu tanto ammirata dal conte commendatore Baudi, sopraintendente generale delle gallerie e dei musei moderni del Piemonte e della Liguria, che affermò che per la sua ricchezza meritava di essere collocata o in un museo o in una reggia.
Tornando indietro ed avvicinandosi al presbiterio, si possono osservare sul frontone del grande arco soprastante l’altare un grande crocifisso in legno fiancheggiato da due angeli.
Ai due lati dello stesso presbiterio si trovano due dipinti rappresentanti: uno l’Assunzione di Maria Vergine al Cielo, e 1’altro la discesa dello Spirito Santo sopra gli Apostoli.
Sempre ai lati dell’altare maggiore agli inizi del Novecento si potevano osservare i dipinti ad olio raffiguranti papa San Gregorio Magno e Gesù Cristo indicato da Pilato.
Questi e gli altri dipinti rappresentano le otto cappelle delle singole frazioni di Cavour. Ovvero: i dipinti di S. Giacomo, dell’Arcangelo S. Michele, di S. Antonio e di S. Agostino rappresentano le rispettive cappelle omonime, mentre quello della Beata Vergine col Bambino Gesù rappresenta le Cappelle del Bosco e Babano; quello di Maria Vergine Assunta in Cielo rappresenta la Cappella di Gemerello; quello di S. Gregorio Magno rappresenta la Cappella delle Cursaglie.
L’altare maggiore, che è in marmo policromo pregiato, fu regalo di Monsignor Vignolo e venne copiato dal disegno dell’altar maggiore della Chiesa dell’Annunziata di Genova dal valido scultore ligure Montarsolo, autore anche degli altari consacrati a Maria Vergine con Bambino e a S. Luigi.
È collocato in un vano di quattordici metri ricavato al fondo della navata centrale e sormontato da un arco sul quale è disposto un pregevole crocifisso.
Sopra l’altare maggiore si può ammirare nella cupola ovale la gloria del martire S. Lorenzo, affresco del già citato Luigi Morgari.
Ai due lati del coro, si trova un gruppo di bassorilievi in scagliola, il cui autore è il noto scultore Brilla di Savona, rappresentanti, presso la cupola ovale ed il crocefisso su bassorilievi decorativi, lo sposalizio di Santa Maria Vergine con S. Giuseppe e la Cena del Signore.
In fondo allo stesso coro, si può ammirare una grande icona divisa in tre parti, la quale vuol rappresentare la Chiesa universale: nel mezzo, tra le braccia di Maria Vergine il fondatore e capo della Chiesa, Gesù Cristo, alla sinistra il suo successore San Pietro, e alla destra il protettore della Parrocchia di Cavour, il glorioso martire San Lorenzo.
Alla destra della Madonna, e più precisamente nella seconda parte si può osservare l’immagine di S. Paolo, l’Apostolo delle genti, e alla sinistra della Madonna, nella terza parte, il protettore della Diocesi torinese San Giovanni Battista mentre addita a Papa Sisto il Bambin Gesù.
L’autore di questo triplice dipinto è ancora il Buccinelli; gli ornati il legno sono opera dello scultore Castagno che li ricopiò dalla facciata del Duomo di S. Giovanni in Torino.
A destra dell’altar maggiore si trova l’altare del Crocifisso (in marmo nero, giallo, verde e rosso molto appropriato alla Passione di Nostro Signore) che è opera del Sassi. Il gruppo di statue in scagliola rappresentante Gesù assistito da Maria Santissima e dall’Apostolo prediletto S. Giovanni, è invece opera del famoso Brilla; gli ornati di questa cappella sono del Paracchini. Questa cappella fu fatta costruire da Monsignor Teologo Bernardo Arato.
Infine, molto ammirato è l’altare del Sacro Cuor di Gesù, in pietra serena.
La Cappella del Sacro Cuore di Gesù, di stile rinascimentale trattato modernamente, fu eseguita dal Sassi e dal Paracchini su disegno dell’ingegner cav. Emanuele Peyron; le colonne sono in marmo giallo di Vicenza. Figura essere una delle cappelle più belle della Chiesa ed è 1’opera più appariscente voluta da Monsignor Arato. Lasciata andare un po’ in degrado negli anni passati, sono stati avviati i restauri in occasione del XXV anno di sacerdozio di don Mario Ruatta, parroco di Cavour.
Dall’altare del Sacro Cuore attraverso un corridoio stretto e buio si accede alla nuova sacrestia, un grande locale fatto costruire dal Teologo Carlo Filippi, proveniente dalla Parrocchia di S. Maria di Racconigi, che fu per 21 anni Vicario di Cavour. Entrando nella sacrestia, si possono ammirare dipinti su tela ad olio rappresentanti parroci o vicecurati santi, cioè: S. Eusebio, S. Aventino, S. Ivone, il beato Oddino, Nicola Papelio, Leonardo Vechellio, Florino, Wolpoldo, fatti dipingere nel 1823 dal Tesio e donati dal Teologo Giuseppe Pollano alla Parrocchia.
Gli ornati di stucco che ricoprono con gusto le pareti sono stati eseguiti dai fratelli svizzeri Quadri; la doratura dal biellese Pietro Panizza; 1’organo dalla ditta Barchietti di Torino; il pavimento della Chiesa è in legno di rovere, le vetrate sono opera dell’ing. Emanuele Peyron.

Rilevatore: Marco Invrea

Bibliografia:
– Anselmo Nuvolari Duodo, Contributi alla riscoperta ottocentesca di Defendente Rerrari: restauri e ricomposizioni tra Avigliana e Cavour, in Bollettino della Società Piemontese di Archeologia e Belle Arti, Nuova Serie LXV – LXVI – LXVII – LXVIII 2014 – 2017, pagg. 97 – 126 e 8 imm.

AVIGLIANA (TO). Chiesa parrocchiale di San Giovanni, “Trittico della Madonna del Consorzio”

La chiesa romanico-gotica, fondata tra il 1284 e 1320, fu molto restaurata a fine Ottocento ed ancora recentemente; conserva il campanile romanico, mentre la facciata ha modi gotici, come documenta il motivo ornamentale della semplice ghimberga.
L’atrio, a pianta trapezoidale, è diviso in due campate trasversali con archi ogivali e volte a crociera cordonate: a sin. resti di un affresco della Madonna col bambino e tre santi; a d. affreschi (santi) assai deperiti del XV sec.
Varcato l’atrio, si entra nella chiesa vera e propria, dalle belle decorazioni barocche ma ricca soprattutto di preziosi quadri, dotati di cornici architettoniche elegantissime; in particolare, tra le diverse opere esposte ne figurano ben 10 del maestro Defendente Ferrari o comunque della sua scuola o bottega, tutte realizzate con la tecnica della tempera su tavola lignea e databili alla prima metà del ’500.
A proposito di questa raccolta di dipinti lo storico d’arte L. Mallè così scrisse riferendosi ad Avigliana: “…la cittadina che nella catena delle sue antiche chiese era divenuta museo di Defendente, in parte disperso, in parte radunato poi nella chiesa di S. Giovanni”.

La prima opera di Defendente si trova sopra l’altare della prima cappella a sinistra entrando, intitolata a San Luigi.
Denominata Trittico della Madonna del Consorzio, proviene dalla scomparsa chiesa degli Umiliati di Avigliana ed è deturpata nella sua unità compositiva perché la pala centrale con Madonna in trono e Sposalizio mistico di santa Caterina fu trasferita nella parrocchiale di Cavour, vedi scheda; tale opera è oggi attribuita a Girolamo Giovenone.

La figura centrale del polittico ad Avigliana è stata sostituita da un dipinto con san Luigi Gonzaga e san Francesco Saverio, opera del pittore e restauratore Amabile (o Amabilio) Brusati di Parma, ad Avigliana dal 1848 .
Ad Avigliana rimasero le tavole laterali, con san Lorenzo (a sinistra),  san Giovanni Battista che presenta il committente (a destra) e la predella in tre scomparti con Storie di Gioachino ed Anna, opere di Defendente Ferrari (forse per il san Lorenzo con la collaborazione di Giovenone).

Dal 2013 al 2016 il polittico è stato sottoposto a un complesso restauro conservativo presso il Centro Conservazione e Restauro “La Venaria Reale”. Solo a giugno 2022  ritorna  ad Avigliana, dopo la realizzazione di importanti lavori di adeguamento dell’impianto di riscaldamento, deumidificazione delle murature e risanamento della parte esterna della Chiesa, opere che consentiranno la conservazione ottimale dell’opera.

 


Il polittico, ricomposto temporaneamente con lo «Sposalizio mistico di Santa Caterina» al centro, è stato  proposto in mostra nel Museo Diocesano di Torino dal 12 aprile – 18 giugno 2017.

Trittico ricomposto per la mostra del 2017

Info:
Piazza San Giovanni, 10051 Avigliana
Ufficio Informazioni Turistiche di Avigliana, corso Laghi 389, tel. 0119311873 – ufficioiat@turismoavigliana.it
Aperta da lunedì a domenica, 8.00-12-00, 15.00-19.30.

Bibliografia:
– Anselmo Nuvolari Duodo, Contributi alla riscoperta ottocentesca di Defendente Ferrari: restauri e ricomposizioni tra Avigliana e Cavour, in “Bollettino della Società Piemontese di Archeologia e Belle Arti”, Nuova Serie LXV – LXVI – LXVII – LXVIII 2014 – 2017, pagg. 97 – 126 e 8 imm.

Link per info sul restauro:
https://issuu.com/segreteria.gwladys/docs/catalogo_interattivo_giovenone/s/10376885

brochure- MOSTRA -Museo-Diocesano. PDF

USA – ANN ARBOR. University of Michigan Museum of Art, “Eva tentata dal serpente”


Tempera su pannello ligneo, dimensioni 36,7 x 35,7 x 3,2 cm.
Dipinta da Defendente Ferrari nel 1520-25.
Numero inventario 1967/1.38
Acquistata dal Museo.

L’attribuzione è da: Berenson B., Italian Pictures of the Renaissance – Central Italian and North Italian Schools, 1968, v. I, p. 103
Già nella Collezione C.A. Loeser, Firenze, segnalata nel 1957 nella Collezione Richard Offner, New York USA.
Nella scheda della Fondazione Zeri ha titolo: “Eva coglie il frutto proibito”
http://catalogo.fondazionezeri.unibo.it/scheda/opera/25689/Ferrari%20Defendente%2C%20Eva%20coglie%20il%20frutto%20proibito

Questo pannello rappresenta Eva nel Giardino dell’Eden, tentata dal serpente a mangiare il frutto proibito dell’Albero della Conoscenza del Bene e del Male (Genesi 3). Il serpente appare con la testa ghignante di un uomo barbuto per dimostrare la sua natura diabolica. Questo pannello originariamente faceva parte di un mobile, forse un tipo di scrigno nuziale o cassone, dove sarebbe stato completato da altre decorazioni dipinte, tra cui un’immagine di Adamo.

 

Link, info e immagine:
https://quod.lib.umich.edu/m/musart/x-1967-sl-1.38/*

https://www.kornbluthphoto.com/images/AnnArborEve.jpg

REPUBBLICA CECA – PRAGA. Galleria Nazionale, “Madonna che allatta il Bambino”.

Tempera su tavola di legno, dimensioni 85 × 52 cm
Realizzata da Defendente Ferrari nel 1510-1535.

Numero di inventario: O 11924 nella “Collezione di arte antica”.

Immagine da Wikimedia.

Link:
https://sbirky.ngprague.cz/dielo/CZE:NG.O_11924

FRANCIA – EMBRUN. Cathedrale Notre-Dame du Real, Musee d’art sacre, vari dipinti

Il Musée d’art sacré è situato nella Cappella di Sant’Anna della Cathédrale di Notre-Dame du Réal.
Sono conservate cinque tavole lignee che forse facevano parte di un polittico, realizzate da Defendente Ferrari nel 1518.
Scrive Giovanni Romano (“Defendente Ferrari”, in Dizionario Treccani, 1996):
«…Coevi (1518) sono i Ss. Gerolamo, Ivo, Lazzaro (siglato e datato), Agostino e la Disputa di Cristo al tempio (Embrun, Museo della Parrocchiale), verosimili parti di un polittico con al centro la Disputa; quest’ultima, molto danneggiata, dipende da un modello noto attraverso più redazioni, una delle quali, di G. Giovenone, è datata 1513, l’archetipo è verosimilmente da riconoscere nella tavola del Museo civico d’arte antica di Torino, discussa tra il F. e M. Spanzotti (Romano, 1970, p. 22).»

Le tavole con san Girolamo e un Vescovo che Giovanni Romano identifica con sant’Agostino, misurano cm 115 x 80. Lo sfondo e il pavimento sono differenti, potendosi quindi ipotizzare l’appartenenza a polittici diversi.
(San Girolamo presenta qualche somiglianza con la figura conservata alla Sabauda, vedi: https://www.defendenteferrari.afom.it/portfolio/torino-galleria-sabauda-san-giovanni-battista-san-gerolamo-e-donatore-ecclesiastico/)

 

Le tavole del trittico con sant’Ivo, san Lazzaro e, al centro, la Disputa di Cristo al tempio hanno il fondo oro arabescato e drappeggi rossi. I pannelli misurano in altezza cm 155; la larghezza di quello centrale è cm 80 mentre i laterali sono di cm 70.
Le figure ai lati sono sant’Ivo di Tréguier (o di Bretagna) a sinistra e san Lazzaro/Eleazaro di Sabran a destra.
Sulla tavola di sant’Ivo vi è la scritta: “ S. IVO IVSTVS OFFICIALIS PAUPERum AVVOCATus”.
(Il Santo fu oggetto di altri dipinti del Ferrari, vedi:
https://www.defendenteferrari.afom.it/portfolio/torino-museo-civico-darte-antica-santivo-e-due-devoti/
https://www.defendenteferrari.afom.it/portfolio/torino-musei-reali-polittico-di-santivo-defendente-ferrari/ )

Sulla tavola di san Lazzaro è riportata la data del 1518: “S. ELZEARRIVS EQWS IVDEX 1.5.18” e un monogramma.

 

Al centro, il pannello con la Disputa di Gesù con i dottori del tempio, fu quasi completamente distrutto dall’incendio nella sacrestia, causato da un incensiere il 30 agosto 1914.
La parte rimasta della Disputa  si presenta più affollata di figure rispetto alle altre opere dello stesso soggetto, vedi:
https://www.defendenteferrari.afom.it/portfolio/torino-museo-civico-darte-antica-disputa-di-gesu-tra-i-dottori/
https://www.defendenteferrari.afom.it/portfolio/stoccarda-d-disputa-di-cristo-al-tempio/


Sottolineiamo che l’attribuzione a Defendente Ferrari nel sopracitato testo di Giovanni Romano, basata su chiare evidenze stilistiche, non è riportata nel sito del Ministero della Cultura francese, né in altri siti che riguardano il Museo di Embrun.
Inoltre le opere sono appese molto in alto, sopra gli armadi contenenti arredi, rendendone la visione poco agevole e quindi non valorizzando i dipinti.
Ciò nonostante, in uno dei pannelli esplicativi della Cattedrale sono riprodotte le due figure di san Lazzaro e di sant’Ivo, a dimostrazione della loro l’importanza.

Fotografie da:
https://www.pop.culture.gouv.fr/notice/palissy/PM05000086

https://www.pop.culture.gouv.fr/notice/palissy/PM05000082

https://www.bodinphoto.com/folio/108/media/0P111Y55J21MXJ1W0QZ9R5/embrun-cathedrale-notre-dame-du-real-musee-d-art-sacre-peinture-sur-bois-saint-jerome.html

https://www.dailymotion.com/video/x4tm43r

 

Rilevatore: Angela Crosta
Settembre 2021

VARESE, Sacro Monte. Casa Museo Lodovico Pogliaghi, “Madonna che allatta il Bambino”, di Defendente Ferrari.

La Casa Museo Lodovico Pogliaghi è un museo situato al termine del viale delle Cappelle del Sacro Monte di Varese.
Lavorando al restauro delle cappelle del Sacro Monte di Varese, Lodovico Pogliaghi (Milano 1857 – Varese 1950) rimase stregato dalla tranquillità e dalla bellezza di questi luoghi. A partire dal 1885 decise di acquistare vari terreni attigui sui quali iniziò a costruire la villa alla quale lavorò quotidianamente e alacremente fino alla morte. Concepì l’abitazione come un laboratorio-museo dedicato al ritiro, allo studio e all’esposizione del frutto della sua passione collezionistica. L’edificio, progettato dallo stesso Pogliaghi, riflette il gusto ecclettico dell’epoca e l’interesse del proprietario verso tutte le forme d’arte.
La collezione di Lodovico Pogliaghi comprende preziosi reperti archeologici egizi, etruschi e di età greco-romana, pitture e sculture databili tra il Rinascimento e l’epoca barocca, una ricca collezione di tessuti antichi europei e asiatici, pregiati arredi storici, curiosità e oggetti bizzarri da tutto il mondo…
In totale la casa museo ospita più di 1500 opere tra dipinti, sculture e arti applicate e circa 580 oggetti archeologici.
La villa, oggi di proprietà della Veneranda Biblioteca Ambrosiana di Milano, è stata aperta come museo dal 1974 e sino agli anni ‘90 del Novecento e ha riaperto al pubblico nel maggio del 2014.

Fra le opere esposte, una Madonna che allatta, di Defendente Ferrari.

 

via Beata Giuliana 5 (ingresso da via del Santuario) – Telefono: +39 328 8377206
Email: info@casamuseopogliaghi.it
http://www.sacromontedivarese.it/luoghi/casa-museo-lodovico-pogliaghi-12.html

Orari e costi: http://sacromontedivarese.it/news/i-musei-del-sacro-monte-di-varese-37.html

FELETTO CANAVESE (TO). Parrocchiale dei Santi Pietro e Paolo e Santa Maria Assunta, polittico con “Adorazione del Bambino, con ai lati Santa Lucia e Sant’Agata”

Il polittico, dipinto da Defendente Ferrari nel 1522, raffigura l’Adorazione del Bambino, con ai lati santa Lucia e sant’Agata . Costituito da tre tavole di legno, una predella e due ante.

Il Bambino è disteso su un lembo del manto della Madonna, elemento ricorrente in tutte le adorazioni di Defendente, a destra la figura di san Giuseppe (opere simili a Torino alla pinacoteca dell’Accademia Albertina; la predella del polittico conservato nel Santuario della Madonna dei laghi ad Avigliana, le scene centrali dei polittici di S. Antonio di Ranverso a Buttigliera-Rosta e di S. Giovanni ad Avigliana; la cosiddetta Adorazione notturna nel Museo civico di Arte Antica di Torino; la tavola nella cattedrale di S. Giusto a Susa).
Sotto la figura della Madonna vi è la scritta “quem genuit adoravit”; riporta G. Romano (nella biografia di Defendente in Treccani) che è presente anche nel trittico con l’Adorazione dei Magi e ai lati l’Adorazione del Bambino e il compianto su Cristo, della Sabauda. Più avanti Romano sottolinea la fedeltà di Defendente a iconografie di larga popolarità, come l’Adorazione del Bambino secondo la versione francescana dell’Immacolata Concezione, che comporta tale scritta. Anche il polittico di Ranverso, nelle intenzioni della comunità di Moncalieri, avrebbe dovuto riportare questa iscrizione nella scena centrale.

Le due Sante ai lati tengono in mano la palma del martirio, a sinistra santa Lucia tiene un piatto con gli occhi.

Nella predella sono raffigurati: al centro, Cristo che esce dal sepolcro e gli Apostoli a mezza figura, sei per parte.

Le ante di chiusura sono state staccate e incorniciate ai lati del trittico in una struttura posteriore, probabilmente realizzata quando l’opera fu collocata nella Chiesa, a fine Seicento.
L’anta di sinistra raffigura i santi Giovanni Battista (con l’agnello) e Stefano (con paramenti sacerdotali, tiene in mano un sasso del suo martirio e la palma).
L’anta di destra raffigura i santi Rocco (nella abituale iconografia) e Lorenzo (tiene in mano la palma e la graticola del martirio).
Si sa che sul retro delle ante, erano raffigurati, a monocromo, Sant’Anna con la Vergine e il Cristo dei dolori.

La Chiesa parrocchiale, eretta fra il 1693 e il 1706, è stata consacrata l’8 ottobre 1750 dal cardinale Carlo Vittorio Amedeo delle Lanze (1712 – 1784), abate dell’abbazia di Fruttuaria dal 1749.
Un ulteriore legame con l’abbazia è inoltre testimoniato dal fatto che il polittico di Feletto fu commissionato a Defendente dall’allora commendatario di Fruttuaria.
Vi è una relazione tra Feletto e Fruttuaria perché gli abati di Fruttuaria governavano direttamente le “quattro terre abbaziali”, ossia gli attuali comuni di San Benigno Canavese, Montanaro, Lombardore e Feletto. In seguito al declino dell’abbazia i monaci persero il privilegio di nominare l’abate, sostituito da un commendatario di nomina papale.

Rilevatore Maria Gabriella Longhetti
Fotografie di M.G. Longhetti © AFOM

AVIGLIANA (TO). Chiesa di San Giovanni, pannelli con: “Santi Lucia e Nicola”; “Santi Sebastiano e Rocco”; “San Cristoforo” ; “Sant’Antonio”

La chiesa di San Giovanni contiene alcune opere dipinte da Defendente Ferrari, per queste e per notizie sulla Chiesa, rimandiamo alle altre schede sul sito (ad esempio https://www.defendenteferrari.afom.it/portfolio/avigliana-to-chiesa-di-san-giovanni-polittico-della-nativita/).
Si ignora a quali polittici di Defendente Ferrari appartenessero i dipinti.
I pannelli sono posti nel coro della chiesa, a bandiera, e raffigurano:

Santi Lucia e Nicola” a destra di chi guarda.

Santi Sebastiano e Rocco“, terzo a destra.

San Cristoforo” a sinistra

Fino al 2013 vi era anche, primo a sinistra, il pannello/portella con “Sant’Antonio abate” e sul retro “Flagellazione.

Dal 2013 al 2016 la portella è stata sottoposta a un complesso restauro conservativo presso il Centro Conservazione e Restauro “La Venaria Reale”.  L’opera, che ha ritrovato i colori e le linee originali, è stata uno dei capolavori esposti nella mostra tenutasi nel Museo Diocesano di Torino dal 12 aprile – 18 giugno 2017. Brochure della mostra 2017
Sul recto la tavola mostra la figura di “Sant’Antonio abate” con ai lati due diavoli con nodosi bastoni e un raffinato paesaggio sullo sfondo. In alto Gesù benedicente.
Una raffigurazione con molte somiglianze si trova nella terza scena da sinistra della predella del polittico di Sant’Antonio di Ranverso, vedi
https://www.defendenteferrari.afom.it/portfolio/buttigliera-alta-rosta-to-santantonio-di-ranverso-pala-daltare-descrizione/

Sul verso della portella di Avigliana, a grisaglia, vi è una “Flagellazione” con due persecutori ai lati del Cristo.
L’impostazione ricorda l’analogo dipinto conservato a Bergamo vedi
https://www.defendenteferrari.afom.it/portfolio/bergamo-accademia-carrara-flagellazione-di-cristo/


Solo a giugno 2022 la portella  ritorna  ad Avigliana, dopo la realizzazione di importanti lavori di adeguamento dell’impianto di riscaldamento, deumidificazione delle murature e risanamento della parte esterna della Chiesa, opere che consentiranno la conservazione ottimale dell’opera.

 

Link:
https://www.centrorestaurovenaria.it/conservazione-e-restauro/attivita-di-restauro/dipinti-su-tavola

 

 

Novembre 2021- aggiornamento giugno 2022

BUTTIGLIERA ALTA – ROSTA (TO). Sant’Antonio di Ranverso, pala d’altare – descrizione.

SantAntoniodi Ranverso-pala

Per la storia del polittico vedi: https://www.defendenteferrari.afom.it/portfolio/buttigliera-alta-rosta-to-precettoria-di-santantonio-di-ranverso-pala-daltare/
Per info sulla chiesa e le opere che contiene, vedi la versione multimediale dei pannelli esplicativi: https://www.afom.it/qr-in-italiano/ 

Il polittico é formato da un pannello centrale che raffigura al centro un’Adorazione del Bambino, una delle iconografie più ricorrenti nell’opera di Defendente, che ha il suo prototipo nella cosiddetta Adorazione notturna nel Museo Civico di Arte Antica di Torino, datata al 1510,vedi scheda, che segna il prevalere dell’influenza della pittura nordica, tedesca e soprattutto fiamminga, sui modelli rinascimentali appresi da Defendente durante la collaborazione con Martino Spanzotti, ed un esempio immediatamente successivo a questo nel pannello centrale del polittico della Natività, o Adorazione, nella chiesa di S. Giovanni di Avigliana, risalente al 1511, vedi scheda), o in quella in San Giusto di Susa (TO) del medesimo anno, vedi scheda, mentre uno sviluppo più tardo è questa tavola centrale di S. Antonio di Ranverso, datato al 1531.

Negli scomparti laterali, a sinistra in basso c’è la figura di Sant’Antonio abate, che regge con la mano sinistra un bastone e con la destra una campanella, mentre ai suoi piedi si vedono un maiale e una fiamma stilizzata; e a destra San Rocco nell’iconografia tradizionale.

Negli scomparti in alto, a mezza figura, a sinistra c’è San Sebastiano, in un’iconografia meno consueta, cioè con le frecce del martirio in mano, immagine che Defendente riprodusse anche nella Madonna del Popolo a Caselle Torinese, vedi scheda.
A destra, a mezza figura, è dipinto San Bernardino, vestito del saio francescano e con il trigramma cristologico.

Il polittico è contenuto in una cassa, rifatta modernamente, in legno dorato, decorato con lesene, capitelli e ornamenti scolpiti. Nella cimasa, la figura di Gesù che esce dal sepolcro; ai lati gli stemmi della Comunità di Moncalieri.

 

Nella predella, come era prescritto nella commissione, compaiono sette episodi della vita di sant’Antonio abate, che riprendono le scene analoghe presenti sulla parete destra del presbiterio della precettoria.
Da notare la finezza miniaturistica dei particolari e dei paesaggi di sfondo.

Sulle ante laterali, entro le quali il polittico può essere chiuso, sono raffigurate figure di Santi a colori. Nell’anta sinistra in alto è raffigurato san Maurizio e, in basso san Gerolamo.

Nell’anta destra, in alto, sant’Antonio abate che divide il pane con san Paolo eremita; in basso san Cristoforo che regge sulle spalle il Bambino Gesù.

Nella parte posteriore delle ante, quella che ad ante chiuse era visibile nei giorni feriali, sono dipinte a monocromo: Visitazione, Annunciazione (divisa in due tavole) e Adorazione dei Magi.

S. Maurizio

Sant’Antonio abate e san paolo eremita

San Gerolamo

San Cristoforo

CONFEDERAZIONE ELVETICA – RIGGISBERG, Abegg-Stiftung, “Nativita’ “

Tavola di piccole dimensioni dipinta da Defendente Ferrari nel 1518.

Segnalata nel: Catalogo di arte sacra: antica, moderna, applicata – Esposizione d’arte sacra antica e moderna, Roux Frassati, Torino 1898, p. 195, n. 23
Sembra provenire da Sant’Agostino di Chieri, vedi: Di Macco M.; G. Romano (a cura di); Arte nel Quattrocento a Chieri, Umberto Allemandi 1988, pp. 45-46
B. Ciliento B.; Caldera M. (a cura di), Napoleone e il Piemonte. Capolavori ritrovati, L’Artistica, 2005, pp. 41-42).

Nel 1898 il proprietario era un avvocato chierese, Carlo Bosio.
Annota Serena D’Italia: “Dietro la foto Lorenzo Rovere aveva annotato: «Chieri. Già presso la famiglia Bosio. Fotografia datami 1922 dal dr. Emilio Bosio (Casale). Dat. 1518»; l’opera è segnalata nella stessa collezione anche da Vesme: Schede Vesme, 1963-1982, vol. IV, 1982, p. 1277.”

 

Immagine da:
Serena D’Italia, Primitivi piemontesi in mostra: Torino 1880-1898; in: Simone Baiocco (a cura di), Defendente Ferrari a Palazzo Madama, L’Artistica, Savigliano 2009