USA – PHILADELPHIA. Museum of Art, “Madonna in trono col Bambino e i santi Giovanni Evangelista, Caterina d’Alessandria, Antonio abate e un Santo che legge un libro”

Pala d’altare, olio e oro su tavola trasferita su tela, (136,5 x 114,9 cm), dipinta nel 1520 circa da Defendente Ferrari.
Esposto nella Galleria 306, terzo piano, numero inventario 276.
Proviene dalla Collezione John G. Johnson nel 1917.

Mentre la composizione equilibrata e l’architettura di quest’opera riflettono la raffinatezza dell’arte italiana dell’Alto Rinascimento, le figure della Vergine e del Bambino sono basate su un dipinto dell’artista olandese Rogier van der Weyden (1399 circa – 1464).

Immagine e notizie da
https://www.philamuseum.org/collections/permanent/102035.html?mulR=282751247

GRAN BRETAGNA – OXFORD. University, Champion Hall, “Libertà – Virginia uccisa da suo padre per proteggerla da Appio Claudio”

Olio su tavola (24 x 57 cm), di attribuzione incerta tra Defendente Ferrari o, forse il Bramantino (Bartolomeo Suardi, Bergamo, 1465 circa – Milano, 1530).
Numero inventario 121

Il dipinto riguarda l’episodio di storia o leggenda romana raccontata da Tito Livio (III, 44) e raffigura il momento in cui il padre di Virginia, per salvarla da Appio Claudio che si era invaghito di lei, la sta per uccidere con un pugnale, dandole quindi la “libertà”.

Angelo Loda (L’iconografia di Virginia Romana nel Rinascimento, in “Le storie di Botticelli” – Catalogo della mostra, Bergamo, Accademia Carrara, 12 ottobre 2018 – 28 gennaio 2019, Officina Libraria, Roma 2018, p. 57) nutre dubbi se si tratti di copia-falsificazione e scrive: «… la composizione estremamente semplificata – un armigero e il promesso sposo della giovane a sinistra, Appio Claudio al centro sul trono e l’uccisione di Virginia a destra dietro la quale vi è la scritta libertatis a lettere capitali sul pilastro retrostante – sembra quasi una banalizzazione-falsificazione del racconto. In realtà però alla tavola va accostato un foglio fin qui ricondotto alla scuola di Giorgione, conservato al Gabinetto dei Disegni e delle Stampe degli Uffizi,49 che pare essere preparatorio per il pannello inglese e andrebbe collocato genericamente in area veneta. E ho forti sospetti che la «The death of Virginia, a curious and interesting picture – elaborately composed and finished – Unique, and in the most perfect state» venduta in un’asta Philips a Londra il 29 giugno 1822, lotto 143, ascritta a Giovanni Bellini, possa proprio corrispondere al dipinto oxoniense.»

 

Immagine da:
https://artuk.org/discover/artworks/libertatis-virginia-killed-by-her-father-to-protect-her-from-appius-claudius-221779

GRAN BRETAGNA – NOTTINGHAM. Nottingham City Museums & Galleries, “San Giovanni Battista nella natura selvaggia” e sul retro “San Gregorio”

Olio su tavola (154,3 x 92 x 1 cm), dipinto da Defendente Ferrari nel 1520 circa.
Numero inventario NCM 1910-63
Donato al Museo da sir Kenneth A. Muir Mackenzie nel 1910

Questa tavola dipinta sui due lati era l’anta di una pala d’altare. Si ignora dove siano gli altri pannelli.
Il recto mostra san Giovanni Battista che prepara “la via del Signore”; porta un agnellino e una bandiera, simboli della risurrezione e un cartiglio con la scritta “Ecce Agnus Dei”, iconografia presente in altre opere di Defendente. Le montagne innevate in lontananza mostrano che l’artista ha ambientato la natura selvaggia non nel deserto, ma nella zona alpina in cui viveva.

L’altro lato, dipinto a monocromo, mostra san Gregorio, papa dal 590–604 d.C. che fu uno dei dottori della Chiesa. La colomba sulla sua spalla si riferisce alla storia di un arcidiacono che aveva visto lo Spirito Santo sotto forma di uccello, sospeso sopra Gregorio per dargli ispirazione.

Immagini da:
https://artuk.org/discover/artworks/saint-john-the-baptist-in-the-wilderness-46935

https://artuk.org/discover/artworks/saint-gregory-in-his-study-46934

FRANCIA – DIGIONE. Musée des Beaux-Arts, tavola con “sant’Agostino insegna agli eremiti” e, sul retro, “san Gerolamo”

Pannello su tavola di pioppo raffigurante a colori “sant’Agostino insegna agli eremiti” e, sul retro, in grisaglia, san Gerolamo (165 x 93 cm), realizzato da Defendente Ferrari nel 1520 circa. Numero inventario D231.
Proviene dalla Collezione Pierre-Jean-Baptiste-Henri Pichot-The Amabilais ; Collezione Marie-Henriette Dard e lascito Marie-Henriette Dard, 1916

Pannello con sant’Agostino: i libri in biblioteca recano i titoli delle opere di sant’Agostino. Sugli scaffali superiori: DE E (SS) ENTIA DVIB / DE INCARNATIONE CHRISTI / DE PRE INGENITO / DE ASUMPSIONE VIRGINIS / TABERNACULUM CHRISTI DIGNUM EST IBI.ESSE UBI IPSE EST TAM PRECIOSUM TABER / DE CIVITATE DEI (La Città di Dio) / DE NATURA BONI (La natura del Bene) / DE EVCHERIon . Sul libro rosso al centro: DE ORANDO DEUM (Come pregare Dio). Nelle mani del discepolo nella parte posteriore: D P DIACONES.
Iscrizione sul libro, che sant’Agostino fa leggere ai suoi discepoli: SIT VOBIS ANIMA UNA ET COR UNUM “(Sii una sola anima e un cuore). Iscrizione sul cartello: SAC (RAS) SCRIPT (URAS) SUBTI (LISSI) MO INTERPRETI HIERO (NIMO) AUG (USTINUS) (Agostino ha interpretato le scritture in modo molto sottile per Jerolamo) (proposta di traduzione di Sophie Jugie, da verificare). Dal sito del Museo.

Nello stesso museo è conservato un altro pannello gemello, inventariato in D 230, vedi scheda, stessa dimensione e cromatismo simile sembrano appartenere alla stessa serie, la differenza è che sul primo in colore c’è “san Girolamo in preghiera” e , sul retro, in grisaglia, “sant’Agostino” nella sua cella.
«L’arte piemontese offre l’esempio di ante con il retro dipinto come qui, in grisaglia, come i pannelli di Defendente Ferrari nella chiesa di San Giovanni d’Avigliana (Luigi Mallé, 1971, fig. 129-133). Ma non si sa come fossero disposti questi pannelli. Erano allo stesso livello? È lecito dubitarne; da un lato, la prospettiva di “Sant’Agostino che insegna agli eremiti” è più prominente di quella di “San Girolamo in preghiera”. Inoltre, i caratteri delle iscrizioni differiscono nelle due grisaglie.»

«La stessa attribuzione di questi dipinti è stata incerta. Cru di scuola fiamminga, nel 1929, di Louis Réau, di Defendente Ferrari nel 1930, poi nel 1934, da Anna-Maria Brizio; questo autore si basa sulle somiglianze dei pannelli di Digione con le diverse versioni dipinte da Defendente sul tema del “San Girolamo in preghiera”, in particolare con le due composizioni del Museo Civico di Torino. Anna-Maria Brizio sottolinea il gusto narrativo dell’artista, soprattutto nel “Sant’Agostino che insegna ai monaci”, dove la minuziosa descrizione della cella rievoca le scuole transalpine di Simon Marmion.
Opera di Defendente o Girolamo Giovenone? La decisione a volte rimane difficile, come rileva nel 1952-1953 Luigi Mallé, che tende in questa data ad attribuire le tavole di Digione al secondo artista, per la delicatezza del loro cromatismo e per gli effetti di luci e ombre. Questa attribuzione viene accettata nel 1964 da Andreina Griseri, ma, lo stesso anno, Anna Gallino la rifiuta, giudicando troppo sottile per Gerolamo la scrittura dei due pannelli di Dard. Inoltre, nel 1971, Luigi Mallé abbandona la sua prima ipotesi per restituire i dipinti a Defendente, nonostante la loro colorazione insolita per questo artista, e nonostante le somiglianze che accomunano il “San Girolamo” di Digione e lo stesso santo di Girolamo Giovenone, al Museo Civico di Torino. Le analogie stilistiche tra le grisaglie di Digione e quelle di Avigliana, con la sua grafica spigolosa, spingono a mantenere il nome di Defendente Ferrari.
Il tema dell’eremita nella sua solitudine, dove si esprime il sentimento dell’onnipotenza della natura, e quello dello scienziato nel suo studio, che celebra l’intelligenza dell’uomo, tradiscono ambedue preoccupazioni ben precise del Rinascimento: Dürer rappresenta ripetutamente San Girolamo nella sua cella, in particolare nella sua famosa tavola del 1514, di cui Defendente potrebbe essere stato a conoscenza.
Nei due pannelli della collezione Dard, il pittore mostra la preoccupazione maggiore di suggerire uno spazio in profondità. Trasforma la cella dove sant’Agostino insegna ai monaci in un parallelepipedo dove le linee di fuga si moltiplicano eccessivamente, e non senza secchezza, e dove si integrano i volumi geometrici delle teste.
Senza però proporre una data, Luigi Mallé sottolinea comunque il rapporto tra questi pannelli e la Pala Ciriè, dipinta nel 1519.»
Testo di Marguerite Guillaume, estratto dal Catalogue raisonné du Musée des Beaux-Arts de Dijon, Peintures italiennes, Dijon 1980

Bibliografia:
Mallè L., Spanzotti, Defendente, Giovenone, Torino 1971, p.58, p.125 fig.105
Brizio A. M., Bibliografia dell’arte italiana”, Arte, marzo 1930, II, p.221 n°120

Immagini e notizie da:
http://mba-collections.dijon.fr/ow4/mba/voir.xsp?id=00101-7100&qid=sdx_q0&n=2&e=

FRANCIA – DIGIONE. Musée des Beaux-Arts, tavola con “san Girolamo in preghiera” e, sul retro, “sant’Agostino” nella sua cella

Pannello su tavola di pioppo raffigurante a colori san Gerolamo in preghiera e, sul retro, in grisaglia, sant’Agostino (165 x 93 cm), realizzato da Defendente Ferrari nel 1520 circa. Numero inventario D 230.
Proviene dalla Collezione Pierre-Jean-Baptiste-Henri Pichot-The Amabilais; Collezione Marie-Henriette Dard e lascito Marie-Henriette Dard, 1916

Tavola con san Gerolamo: iscrizione: sulla rilegatura del libro: (DE) VIRIS) ILLUSTR (IBUS), ( Uomini illustri )
Iscrizione sul cartello : ” SPLE (N) DISSI OIM / SCE (N) TIAR (UM) LUMINI / AUG (USTIN) O IERO (NIMU) S ” ( Gerolamo ha dato ad Agostino le luci splendenti di tutte le scienze )

Nello stesso museo è conservato un altro pannello gemello, inventariato in D 231, vedi scheda, stessa dimensione e cromatismo simile sembrano appartenere alla stessa serie, la differenza è che sul secondo in colore c’è sant’Agostino e, sul retro in grisaglia, san Girolamo.
«L’arte piemontese offre l’esempio di ante con il retro dipinto come qui, in grisaglia, come i pannelli di Defendente Ferrari nella chiesa di San Giovanni d’Avigliana (Luigi Mallé, 1971, fig. 129-133). Ma non si sa come fossero disposti questi pannelli. Erano allo stesso livello? È lecito dubitarne; da un lato, la prospettiva di “Sant’Agostino che insegna agli eremiti” è più prominente di quella di “San Girolamo in preghiera”. Inoltre, i caratteri delle iscrizioni differiscono nelle due grisaglie.»

«La stessa attribuzione di questi dipinti è stata incerta. Cru di scuola fiamminga, nel 1929; di Louis Réau; di Defendente Ferrari nel 1930; poi nel 1934 da Anna-Maria Brizio; questo autore si basa sulle somiglianze dei pannelli di Digione con le diverse versioni dipinte da Defendente sul tema del “San Girolamo in preghiera”, in particolare con le due composizioni del Museo Civico di Torino. Anna-Maria Brizio sottolinea il gusto narrativo dell’artista, soprattutto nel “Sant’Agostino che insegna ai monaci” (D231), dove la minuziosa descrizione della cella rievoca le scuole transalpine di Simon Marmion.
Opera di Defendente o Girolamo Giovenone? La decisione a volte rimane difficile, come rileva nel 1952-1953 Luigi Mallé, che tende in questa data ad attribuire le tavole di Digione al secondo artista, per la delicatezza del loro cromatismo e per gli effetti di luci e ombre. Questa attribuzione viene accettata nel 1964 da Andreina Griseri, ma, lo stesso anno, Anna Gallino la rifiuta, giudicando troppo sottile per Gerolamo la scrittura dei due pannelli della collezione Dard. Inoltre, nel 1971, Luigi Mallé abbandona la sua prima ipotesi per restituire i dipinti a Defendente, nonostante la loro colorazione insolita per questo artista, e nonostante le somiglianze che accomunano il “San Girolamo” di Digione e lo stesso santo di Girolamo Giovenone, al Museo Civico di Torino. Le analogie stilistiche tra le grisaglie di Digione e quelle di Avigliana, con la sua grafica spigolosa, spingono a mantenere il nome di Defendente Ferrari.
Il tema dell’eremita nella sua solitudine, dove si esprime il sentimento dell’onnipotenza della natura, e quello dello scienziato nel suo studio, che celebra l’intelligenza dell’uomo, tradiscono ambedue preoccupazioni ben precise del Rinascimento: Dürer rappresenta ripetutamente San Girolamo nella sua cella, in particolare nella sua famosa tavola del 1514, di cui Defendente potrebbe essere stato a conoscenza. Nei due pannelli della collezione Dard, il pittore mostra la preoccupazione maggiore di suggerire uno spazio in profondità.
Senza però proporre una data, Luigi Mallé sottolinea comunque il rapporto tra questi pannelli e la Pala Ciriè, dipinta nel 1519.»
Testo di Marguerite Guillaume, estratto dal Catalogue raisonné du Musée des Beaux-Arts de Dijon, Peintures italiennes, Dijon 1980

 

Bibliografia:
Mallè L., Spanzotti, Defendente, Giovenone, Torino 1971, p.58, p.125 fig.105
Brizio A. M., Bibliografia dell’arte italiana“, Arte, marzo 1930, II, p.221 n°120

Immagini e notizie da:
http://mba-collections.dijon.fr/ow4/mba/voir.xsp?id=00101-7105&qid=sdx_q0&n=1&e=

SAVIGLIANO (CN). Museo civico A. Olmo, “Crocifissione con Santi”


Tempera su tavola (235 x 138 cm) dipinta nel 1523 ca.
La tavola proviene dalla collezione Pensa di Marsaglia.

Lo stesso tema iconografico della Crocifissione affollata su un’ampia apertura di paesaggio, realizzata nel 1518-1523, su una piccola tavola (51 x 77 cm) e conservata a Torino nel Museo Civico d’Arte Antica/Palazzo Madama, vedi scheda vedi scheda fu ripetuto da Defendente in grandi dimensioni su questa tavola.
Rispetto a quella, sono qui dipinte altre figure: i tre cavalieri in secondo piano a sinistra; la città sullo sfondo; a destra, il gruppo di tre personaggi col levriero, mentre la schiera di giudei e soldati con due cavalli è diversamente disposta in secondo piano.


Immagine a colori da

https://www.coopculture.it/heritage.cfm?id=299

Immagine BN da: Viale V., Gotico e Rinascimento in Piemonte (catal.), Città di Torino, Torino 1939, p. 83 e tavola 73

TORINO. Museo civico arte antica, “Crocifissione”

Questa Crocifissione, a tecnica mista su tavola di ridotte dimensioni (51 x 77 x 1 cm), fu realizzata da Defendente Ferrari nel 1518-1523; numero inventario 0514/D

l dipinto è uno dei vertici della lunga carriera pittorica di Defendente Ferrari. Le figure in primo piano spiccano per la sfolgorante accensione cromatica contro il cielo freddo blu cobalto, striato da nubi filiformi, che va incupendosi verso l’alto. La pittura, di piccole dimensioni, svela la maestria del pittore nei dettagli: le infinite lumeggiature sui capelli della Maddalena ai piedi della croce, le piccole lacrime negli occhi delle pie donne, i punti di bianco sui dentini che si intravedono tra le labbra dischiuse di Cristo, i riflessi metallici sulle armature dei soldati, i dettagli macabri del Golgota.
I riferimenti cronologici per la tavola si collocano idealmente tra il 1518, data della piccola Natività Abegg, e il 1523, data del prezioso trittico conservato nella Galleria Sabauda di Torino.

Lo stesso tema iconografico di questa piccola Crocifissione fu ripetuto da Defendente in grandi dimensioni (235 x 138 cm) su una tavola conservata a Savigliano, nel Museo civico Antonino Olmo, vedi scheda.

La tavola aveva originariamente due ante mobili formate dai pannelli del “Cristo in meditazione seduto sulla Croce”,  vedi scheda, e della “Flagellazione di Cristo”, vedi scheda, ora conservate nelle raccolte dell’Accademia Carrara di Bergamo.

 

Immagine e notizie da:
https://www.palazzomadamatorino.it/it/le-collezioni/catalogo-delle-opere-online/crocifissione-3

CHIVASSO (TO). Duomo Collegiata di Santa Maria Assunta, “Deposizione di Cristo”

La pala d’altare della Deposizione, o Compianto sul Cristo morto, dipinta da Defendente Ferrari nel primo quarto del XVI secolo, è l’unica opera del pittore chivassese rimasta nella sua città natale.

Anche in questa tavola l’artista si dimostra ricettivo nei confronti della pittura fiamminga e dell’incisione tedesca del Quattrocento, si notino la minuzia naturalistica dei fiori di campo che abbelliscono il prato intorno al corpo esanime di Gesù, nonché il particolare, assai significativo per un pittore piemontese, delle montagne coperte di neve che si intravedono sullo sfondo.
Superba è la cornice originale, in legno intagliato e dorato, di gusto schiettamente rinascimentale con i suoi motivi a candelabra.

 

Immagine da:
https://www.civico20news.it/sito/articolo.php?id=15661

 

Notizie sulla Chiesa:
Caramellino C., L’insigne collegiata di Santa Maria, Chivasso – prefazione di Gianfranco Fiaccadori, Lions Club Chivasso Host, 2010 (Torino, Scaravaglio & C.)

http://archeocarta.org/chivasso-to-duomo-collegiata-s-maria-assunta/

CASALE MONFERRATO (AL). Oratorio del Gesù, polittico con “S. Anna, Madonna e Bambino; i santi Michele Arcangelo e Bernardino da Siena; Santo francescano e san Gioacchino; Compianto sul Cristo morto”

Il Polittico è attribuito da Federico Zeri a seguace di Defendente Ferrari, da altri critici all’atelier di Giovanni Martino Spanzotti.
Su tavole a fondo oro, con una elaborata cornice, rappresenta nello scomparto centrale sant’Anna metterza, con la Madonna e il Bambino; nello scomparto di sinistra san Michele arcangelo e san Bernardino da Siena; in quello di destra due santi non identificati con certezza: un Santo con abiti francescani e,  forse,  san Gioacchino.
La parte superiore del polittico, a forma semilunata, contiene un Compianto sul Cristo morto.
Nei tondi superiori, a sinistra l’angelo annunciante e a destra la Vergine annunciata.

 

L’Oratorio del Gesù, sito in via Picciaroli, 10, è privo di un’architettura esterna di particolare rilievo, a pianta rettangolare, venne eretto dalla Compagnia degli Angeli nel XVI secolo.
L’interno si presenta con un soffitto ligneo a cassettoni risalente al 1505 e conserva, oltre al prezioso polittico, una pala d’altare di Bernardino Lanino datata 1555 con la Circoncisione di Cristo e una tela con la Vergine assunta di Pietro Francesco Guala; un paliotto d’altare ad arazzo, di scuola fiamminga, anch’esso rappresentante la Circoncisione e risalente alla prima metà del Cinquecento.

 

 

 

 

 

Immagini da:
https://www.ilmonferrato.it/galleria/A1-YVmAYrU6169HqPt3wnQ/viaggio-all-oratorio-del-gesu-di-casale

http://catalogo.fondazionezeri.unibo.it/scheda/opera/25784/Ferrari%20Defendente

BIELLA. Museo del Territorio Biellese, polittico con “Madonna tra i santi Bernardo e Giovanni Battista, Bartolomeo e Cristoforo”

Dipinto a olio, con foglia d’oro, su tavole (112 x 260 cm circa), il polittico è oggi attribuito a Defendente Ferrari che lo realizzò nel 1508 circa.
Definito anche “pentittico”, in realtà è dipinto su tre tavole.

In origine conservato nella Basilica biellese di San Sebastiano, in seguito alle soppressioni napoleoniche approdò smembrato in due collezioni private: la tavola centrale che presenta la Madonna seduta in un ricco trono con il Bambino in quella di Giuseppe Masserano, invece le due laterali contenenti i santi Bernardo d’Aosta [o Stefano:  tale identificazione si trova nel sito https://www.beni-culturali.eu/opere_d_arte/scheda/-santo-stefano-ferrari-defendente] e Giovanni Battista a sinistra; i santi Bartolomeo e Cristoforo a destra, presso quella dei marchesi La Marmora.
Alla fine dell’Ottocento le tavole furono ricollocate nella chiesa di San Sebastiano fino a quando il polittico fu riassemblato ed esposto per la prima volta nel 1939 a Torino con paternità generica “artista vercellese della cerchia spanzottiana”.

Il restauro degli anni 2000 ha rimosso le pesanti ridipinture del passato e restituito all’opera l’assetto originario. Attualmente conservato nel Museo ed esposto nella Sala del Cinquecento.

BIELLA- Museo- Defendente Ferrari. particolare Santi

 

Fotografie e notizie da
https://www.giovaniartisti.it/gm/2004/biella.htm

https://mobile.twitter.com/MuseoBiella/status/1339513335969177600/photo/1

https://italive.it/wp-content/uploads/2019/04/Defendente-Ferrari-Madonna-e-quattro-santi-1500-1505tavole-135-x-285-cm-ca.-Biella-Museo-del-Territorio-1.jpg

https://www.museodelterritorio.biella.it/sezioni/sezione-storico-artistica/opere-scelte/