TORINO. Galleria Sabauda, “Adorazione dei Magi”

Tempera e oro su tavola (149 x 188 x 8 cm), dipinto da Defendente Ferrari nel 1496.
Numero di inventario 207

Già durante la sua fase di avvio nella bottega di Martino Spanzotti, Defendente mostra una conoscenza particolare dei modelli d’oltralpe, che si rivela nei preziosismi decorativi ed è favorita dagli scambi del ducato sabaudo con la Francia e con le Fiandre.

 

Immagine e notizie da:
https://www.museireali.beniculturali.it/catalogo-on-line/#/dettaglio/53259_Adorazione%20dei%20Magi

TORINO. Galleria Sabauda, “San Giovanni Battista, san Gerolamo e donatore ecclesiastico”


Tempera su tavola (69 x 135 x 6 cm), dipinta da Defendente Ferrari nel 1528 circa.
Numero inventario 212
Donato nel 1903 da Casimiro Sipriot, attivo a Milano.

Si tratta dello scomparto laterale sinistro di una pala d’altare smembrata, cui dovevano appartenere anche la Madonna con il Bambino e Sant’Anna del Rijksmuseum di Amsterdam, firmata F.P. (Ferrari Pinxit) e datata 1528, vedi scheda , e i Santi Piero e Paolo della Fondazione Cassa di Risparmio di Alessandria vedi scheda.

 

Immagine e notizie da:
https://www.museireali.beniculturali.it/catalogo-on-line/#/dettaglio/53264_San%20Giovanni%20Battista%20e%20san%20Girolamo%20con%20un%20devoto

MILANO – LONDRA – ST. MORITZ. Galleria Robilant + Voena, “San Gerolamo”

Olio su tavola (62 x 45 cm), scomparto di polittico. Correttamente attribuito da Giovanni Romano (1970, p. 22, nota 1), a Defendente Ferrari, ma conosciuto anche come opera di Gerolamo Giovenone.
Nella collezione di Bruno Meissner a Zurigo, poi in una collezione privata canadese e infine, nel 2016, presso le gallerie Robilant+Voena.

Raffigura san Gerolamo in vesti cardinalizie col leone accanto.
Il pannello che gli faceva da pendant sembra essere il Sant’Agostino conservato nella Collezione Fondazione della Cassa di Risparmio di Alessandria, vedi scheda, correttamente attribuito da Giovanni Romano (1970, p. 22, nota 1) a Defendente Ferrari.

Scrive Valerio Mosso (1) «Giocano a favore di questa proposta alcuni fattori, dalle misure [per il San Gerolamo cm 62 x 45 e per il Sant’Agostino Sant’Agostino 65 x 45 cm], ma entrambe le tavole potrebbero essere state decurtate in altezza), al tipo di realizzazione del fondo, dove una bordatura scura racchiude la superficie dorata su cui i santi si stagliano senza esserne completamente contenuti.»

(1) Sgarbi V. (a cura di), Rinascimento segreto, Catalogo della mostra allestita a Urbino, Fano e Pesaro, aprile – ottobre 2017, Maggioli editore, 2017, pp. 94-97

Immagine da:
https://www.artribune.com/wp-content/uploads/2016/11/Gerolamo-Giovenone-St-Jerome-Robilant-Voena-Milano-Londra-St.Moritz.jpg

ALESSANDRIA. Collezione Fondazione della Cassa di Risparmio di Alessandria, “San Pietro e san Paolo”.


Olio su tavola (151 x 67 cm), scomparto di polittico, dipinto da Defendente Ferrari nel 1528 circa

Entrata nel 1933 nella raccolta del Principe del Liechtenstein, nel castello di Sebenstein in Austria, l’opera fu pubblicata da Bernard Berenson (1936), il quale ebbe il merito di inserirla fra i lavori di Defendente Ferrari. Nel 1968 Berenson segnalò lo spostamento della tavola nel castello della nobile famiglia a Vaduz, avvenuto nel 1944.
Acquisita dalla Fondazione in seguito a una vendita presso Christie’s a Londra (9 luglio 2008, lotto 109).

Scrive Valerio Mosso (1) «Fu Giovanni Romano (1974) a riconoscere nello stesso museo torinese [Galleria Sabauda] lo scomparto che nel polittico originario doveva disporsi, simmetricamente, alla sinistra di un pannello centrale: si tratta della tavola con i Santi Gerolamo, Giovanni Battista e un donatore, vedi scheda , con cui combaciano le misure, la tipologia dei nimbi, l’ambientazione architettonica con al centro un’apertura sul paesaggio e la disposizione dei santi lungo una diagonale.»

 

Bibliografia:
(1) Sgarbi V. (a cura di), Rinascimento segreto, Catalogo della mostra allestita a Urbino, Fano e Pesaro, aprile – ottobre 2017, Maggioli editore, 2017, pp. 94-97
Defendente_Ferrari_SantAgostino_San_Pietro.pdf

ALESSANDRIA. Collezione Fondazione della Cassa di Risparmio di Alessandria, “Sant’Agostino”

Olio su tavola, (65 x 45 cm), scomparto di polittico, dipinto da Defendente Ferrari nel 1525 circa.
Acquistato dalla Fondazione nel 2006, raffigura un vescovo in ricchi abiti e con un libro in mano, probabile immagine di sant’Agostino.

Scrive Valerio Mosso (1) «… possiamo almeno fare un’ipotesi per il pannello che gli faceva da pendant: un buon candidato sembra essere il bel San Gerolamo correttamente attribuito da Giovanni Romano (1970, p. 22, nota 1), già nella collezione di Bruno Meissner a Zurigo, poi in una collezione privata canadese e infine, nel 2016, presso Robilant+Voena. Vedi scheda. Giocano a favore di questa proposta alcuni fattori, dalle misure (per il San Gerolamo cm 62 x 45, ma entrambe le tavole potrebbero essere state decurtate in altezza) al tipo di realizzazione del fondo, dove una bordatura scura racchiude la superficie dorata su cui i santi si stagliano senza esserne completamente contenuti.»

 

Bibliografia e immagine:
(1) Sgarbi V. (a cura di), Rinascimento segreto, Catalogo della mostra allestita a Urbino, Fano e Pesaro, aprile – ottobre 2017, Maggioli editore, 2017, pp. 94-97
Defendente_Ferrari_SantAgostino_San_Pietro.pdf

SAN BENIGNO CANAVESE (TO). Chiesa abbaziale di Santa Maria Assunta/Fruttuaria, “Madonna in trono tra Santi e predella con episodi della vita di san Tiburzio”

Ancona lignea con predella (2,30 x 1,40 cm), realizzata da Defendente Ferrari, conservata nella sacrestia dell’antichissima chiesa dell’ex abbazia benedettina.

San Benigno Canavese prende il nome dal Santo che pare sia stato un monaco inviato nel II secolo a evangelizzare le Gallie, dove fu martirizzato ucciso con un colpo di sbarra alla nuca o, secondo un’altra versione scorticato vivo con il fuoco. Il suo culto si diffuse a Digione dando la titolarità all’abbazia di San Benigno ove fu abate Guglielmo da Volpiano che nel X secolo fondò l’abbazia di Fruttuaria intitolando anch’essa a san Benigno, da qui venne il nome del paese.
Gugliemo portò a Fruttuaria le reliquie dei santi Primo, Feliciano e Tiburzio, che i Sambenignesi portano in processione durante la festa patronale della seconda domenica di luglio.
I santi Primo e Feliciano erano due fratelli patrizi,  martirizzati al XV miglio della via Nomentana, durante la persecuzione di Diocleziano, nel 303 circa.
San Tiburzio era un giovane studente di scienze forensi che intendeva seguire le orme del padre Agrestio Cromazio, prefetto di Roma nel 284. Entrambi convertiti da san Sebastiano, furono giustiziati dal nuovo prefetto Fabiano, sotto l’Impero di Diocleziano. Tiburzio, costretto a camminare sui carboni ardenti non riportò alcun danno; in nome di Cristo sfidò il giudice a lavarsi le mani in un catino di acqua bollente al cospetto di Giove. Fabiano non osò provare e, sentendosi umiliato da tale affronto, fece decapitare Tiburzio al terzo miglio della via Labicana, l’11 agosto del 286.

L’ancona di Defendente Ferrari, del 1530, che raffigura la Madonna col Bambino e quattro Santi (Benedetto con saio e bastone pastorale e altre tre figure con la palma del martirio), fu così descritta da Viale (1):
«Contro uno sfondo di archi e finestre di un grande tempio, si innalza il trono tutto coperto di un broccato d’oro con ornati a rilievo e vista assisa la Madonna che tiene dritto in piedi sulle sue ginocchia Gesù Bambino. Due angeli seduti sul dossale del trono cingono la Vergine di una corona d’oro; sui gradini in basso dove sono stesi steli fioriti, altri due angeli suonano con mandola e violino. A fianco della Madonna stanno, a sinistra, san Benigno e san Benedetto, il primo vestito da una cotta da diacono e di una dalmatica gialla controtagliata di rosso a fiorami; il secondo con un piviale rosso a fiorami d’oro gettato sulla veste monacale [e con il bastone pastorale].
A destra sono sant’Agapito [?] e san Tiburzio, l’uno in veste diaconale con una dalmatica verde a fiorami e a scollo d’oro; l’altro in armatura, con gambali verdi ageminati d’oro, ginocchiere dorate, cotta e mantello rossi, corazza scura [e con la palma del martirio].

La predella [che illustra i momenti salienti della vita di san Tiburzio] è divisa in tre scomparti. Nel primo a sinistra, in una chiesa, intorno a una vasca battesimale, un sacerdote assistito da un diacono battezza s. Tiburzio ed un vecchio (veste azzurra, manto rosso) [il padre del Santo?]. A sinistra è raccolto un gruppo di devoti, e nel fondo si erge un altare ornato di un paliotto verde, e di una statuina di Madonna tra Angeli.
Nella tavoletta centrale, su un grande ed ornato trono, è seduto tra i suoi giudici il vecchio imperatore, in veste verde a riflessi rosati e con cappuccio rosso. Davanti a lui sta, ancora in armatura, il Santo, che trattenuto con una corda da un soldato (brache gialle e giacca azzurra) e confortato da un angelo, viene martirizzato su un braciere acceso. Nello sfondo è una veduta finissima di un quartiere di città con templi, case, mura, prigioni.
Nel terzo pannello presso ad un anfiteatro in rovina (Colosseo?) e ad un mausoleo, presenti alcuni armati, il carnefice (calzari e cintura rossi, camice bianco e giubba verde) ha decapitato il Santo e sta ringuainando la sciabola.»

san Benigno -predella -da Viale

Altri critici hanno identificato i quattro Santi con, da sinistra: san Benedetto, poi i fratelli  san Primo e san Feliciano; sulla destra, san Tiburzio. In realtà, nel dipinto, sui due fratelli  c’è un cartiglio che li menziona come Benigno e Agapito (patrono di Lombardore), ma pare che sia un’aggiunta posteriore.

Bibliografia:
– (1) Viale V., Gotico e Rinascimento in Piemonte (catal.), Città di Torino, Torino 1939, pp. 90-91 e tavola 65
– Notario M., San Benigno Canavese terra di Fruttuaria, Comune San Benigno Canavese, 2008

Immagini dai testi sopracitati

Info su Fruttuaria,
https://it.wikipedia.org/wiki/Abbazia_di_Fruttuaria

http://archeocarta.org/san-benigno-canavese-to-abbazia-fruttuaria/

USA -WORCESTER (MA). Art Museum, “Sant’Antonio di Padova”


Tempera su tavola (124,1 x 43 cm) dipinto da Defendente Ferrari nei primi anni del XVI secolo.
Numero inventario 11920.50
Acquistato dal Museo sul mercato antiquario.

Sebbene questa tavola assomigli molto a quella raffigurante san Giovanni Battista di Defendente, e conservata nel Museo, vedi scheda è dubbio che provenissero dalla stessa pala d’altare. I parapetti dietro i Santi sono di diverse altezze; inoltre, poiché entrambe le figure guardano a destra, non avrebbero potuto essere posti sui lati opposti di una pala d’altare ma dovevano essere entrambi a sinistra; e un ensemble di cinque elementi è raro nella regione piemontese in quel periodo.
Una linea incisa che forma un arco nella parte superiore di questo pannello indica che l’artista ha considerato di fare la parte superiore dell’immagine rotonda prima di definire la forma finale.

 

Immagine da
https://worcester.emuseum.com/objects/21055/saint-anthony-of-padua?ctx=d8807f76-265d-456e-964d-7af35e1facf2&idx=1

USA – WORCESTER (MA). Art Museum, “San Giovanni battista”

 

Tempera su tavola (123,5 x 43,7 cm) dipinto da Defendente Ferrari nei primi anni del XVI secolo.
Numero inventario 1920.49
Acquistato dal Museo sul mercato antiquario.

San Giovanni tiene in mano un agnello, simbolo del Cristo Redentore, che mostra i segni della corona di spine e le ferite della Passione. Il santo indica l’agnello e il rotolo, che reca la scritta “ECCE AGNUS DEI” (Ecco l’Agnello di Dio).
Il pannello probabilmente era lo scomparto sinistro di una pala d’altare.

La tavola ha soggetto molto simile a quello nel 2022-23 in mostra a Torino al Museo Accorsi-Ometto, vedi scheda, le piccole differenze sono la pavimentazione a losanghe, la posizione dei piedi del Santo e l’aspetto del baldacchino, in tessuto operato nella tavola di Worcester e liscio in quella di proprietà Sperone.

 

Immagine da:
https://worcester.emuseum.com/objects/21054/saint-john-the-baptist?ctx=d8807f76-265d-456e-964d-7af35e1facf2&idx=0

USA – CAMBRIDGE (MA). Harward Art Museums, “Adorazione del Bambino”

Olio su pannello ligneo, (69,9 x 47 cm), dipinto da Defendente Ferrari nel 1500; altro titolo: “Natività”.

Nel Fogg Museum (uno dei tre musei che costituiscono i Musei dell’Università di Harward), come dono della signora Felix M. Warburgin nel 1941. Numero inventario 1941.134.

Raffigura la Vergine inginocchiata che adora Gesù bambino, posto a terra su un panno scuro, riscaldato dal bue e dall’asino; a destra san Giuseppe e sullo sfondo una donna.

 

Immagine e notizie da
https://harvardartmuseums.org/collections/object/230286?position=0

PAVIA. Musei civici, “Crocifissione”

Olio su tela, in origine su tavola, (180 x 124 cm) dipinto da Defendente Ferrari nel secondo decennio del XVI secolo.
Conservato nel Castello visconteo, Pinacoteca Malaspina. Numero inventario P96.
Al Museo giunse per il legato Malaspina nel 1838.

Riferito a Defendente Ferrari dal Berenson che lo definisce una versione successiva alla Crocifissione, databile al 1518-22/23, del Museo civico arte antica di Torino, vedi scheda. Vedi anche la “Crocifissione” di Savigliano, vedi scheda.
Questa opera, a differenza delle altre col medesimo soggetto, presenta poche figure oltre a Cristo in croce: la Madonna, Maria Maddalena e san Giovanni.

Bibliografia:
Berenson B., Italian Pictures of the Renaissance:Central Italian & North Italian Schools (3 Volumes), Phaidon, London 1968, p. 103

Immagine da:
http://malaspina.museicivici.pavia.it/catalogo/

Link:
https://www.beni-culturali.eu/opere_d_arte/scheda/-crocifissione-di-cristo-ferrari-defendente-1480-85-post-1540-03-00048465/262765