IVREA (TO). Duomo, Defendente Ferrari, “Adorazione del Bambino con Santa Chiara e clarisse”


Tra Quattro e Cinquecento fu realizzata una nuova sacrestia del Duomo (precisamente nel 1464 ma poi ampliata nel 1844 su progetto di Ignazio Girelli), nella quale sono custodite due opere pittoriche di Defendente Ferrari la prima è l’ “Adorazione del Bambino col beato Warmondo”, vedi scheda.
L’altra tavola, conservata nella sala del capitolo attigua alla sacrestia, raffigura una Adorazione del Bambino con Santa Chiara e clarisse; proviene dall’ex convento di Santa Chiara ad Ivrea, soppresso nel 1802.
La scena raffigurata vede la Madonna inginocchiata in preghiera, con il Bambino adagiato su un lembo del suo mantello; attorno ad essi si stringono San Giuseppe e un nugolo di angioletti. In piedi sulla destra Santa Chiara che regge nella destra un ostensorio gotico e introduce al sacro evento una badessa devotamente inginocchiata, mentre dietro loro si intravedono le consorelle del convento delle clarisse.
Uno stemma in basso a sinistra consente di risalire alla committente raffigurata nel quadro: si tratta della badessa Chiara Cagnis di Agliè della casata dei conti di Castellamonte.

IVREA (TO). Duomo, Defendente Ferrari, “Adorazione del Bambino con Beato Warmondo”


Tra Quattro e Cinquecento fu realizzata una nuova sacrestia del Duomo (precisamente nel 1464 ma poi ampliata nel 1844 su progetto di Ignazio Girelli), nella quale sono custodite due opere pittoriche di Defendente Ferrari, una è l’ “Adorazione del Bambino con santa Chiara e clarisse”, vedi scheda.

Un’altra tavola è datata 1521 e raffigura una Adorazione del Bambino con il beato Warmondo e donatore.

Si tratta di un dipinto che era stato appositamente realizzato per l’altare del Beato Warmondo su commessa di un canonico della casata dei marchesi Ponzone di Azeglio (canonico che compare nel dipinto come donatore).
La scena raffigurata vede, sullo sfondo prospettico di eleganti strutture architettoniche rinascimentali, la Madonna inginocchiata in adorazione del Bambino, posto sopra un tabernacolo contenente un ostensorio in stile gotico, con san Giuseppe che lo sorregge amorevolmente.
Accanto a loro, in piedi sulla destra, sta il vescovo Warmondo con il pastorale, la mitria in capo e un piviale verde riccamente decorato; tiene protettivamente la mano sinistra sulla spalla del donatore, anch’egli riccamente abbigliato. Warmondo fu vescovo di Ivrea dal 965-968 al 1011 circa.

TORINO. Galleria Sabauda, “Trittico con Nativita’, Adorazione dei Magi e Deposizione di Cristo nel sepolcro”.

Tempera su tavola, con cornice antica, di 69 x 49 cm. Numero inventario 1040.
Già presso i Rosminiani di Stresa. Requisito in epoca nazista e trasferito in Germania, fu recuperato dall’agente segreto Rodolfo Siviero ed assegnato nel 1973 alla Galleria Sabauda.

Il trittico, firmato con il monogramma F.P. (Ferrari Pinxit), cioè Defendente Ferrari, e datato 1523, è composto da:
– a sinistra, la scena della Natività/Adorazione del Bambino, con la scritta in basso “Que(m) genuit ado(ravit)”, nell’iconografia più volte adottata da Defendente, con Maria in abito rosso e manto blu, san Giuseppe in rosso; in secondo piano un pastore ed una vecchia che esce da una casa.
– a destra, la Deposizione di Cristo nel sepolcro/Compianto su Cristo/Pietà con la scritta “Atendite et videte” e sul sarcofago “Ecce homo“; Cristo seduto sull’orlo di un sepolcro è sostenuto dalla Madre (in azzurro), dalla Maddalena (veste azzurra, manto rosso, sciarpa verde) e da s. Giovanni (in rosso); in secondo piano  Nicodemo (tunica rossa e cappello a cono) e Giuseppe d’Arimatea  (in verde).
– al centro la raffinata scena dell’Adorazione dei Magi, con una complessa architettura prospettica sullo sfondo (scena molto simile nella pala di Leini, vedi scheda).
Nelle piccole dimensioni si rivelano le capacità miniaturistiche di Defendente.Trittico-Defendente_ritaglio Galleria Sabauda

È l’unico esempio di trittico ad ante mobili conservatosi integro, secondo la tipologia di origine nordica molto diffusa nella produzione di Defendente e tesa a soddisfare la domanda di opere per la devozione intima e privata.

 

Immagine da:
https://www.vbs50.com/public/Galleria%20Sabauda/slides/GalleriaSabauda_104.html

 

SANT AMBROGIO DI TORINO (To), Sacra di S. Michele, Trittico della Immacolata Concezione.


Nello scomparto centrale del trittico è rappresentata la Madonna, che poggia su un arco di luna, nell’atto di allattare il Bambino.
Le due figure sono inserite entro un ovale decorato con teste di angeli e su uno sfondo dorato.
Nel pannello di sinistra è effigiato San Michele che trafigge il diavolo, rappresentato come un mostro; a destra San Giovanni Vincenzo presenta il committente, Urbano di Miolans, commendatario della Sacra tra il 1503 e il 1522. I pannelli sono inquadrati da una cornice dorata di gusto rinascimentale e separati da colonnine decorate; in alto la tavola centrale è chiusa da un arco, a cui è sovrapposto un fregio.

Nella predella del trittico si succedono tre diverse scene, scandite dai volti di quattro profeti: la Visitazione, l’Adorazione del Bambino (o Natività) e l’Adorazione dei Magi; le medesime scene ricorrono nella predella del polittico conservato nel Santuario della Madonna dei laghi ad Avigliana, vedi scheda. Nel pannello centrale della predella è presente un elemento costante nella iconografia dell’Adorazione di Defendente: il Bambino adagiato su un lembo del manto della Madonna, come è testimoniato da numerose altre opere, quali ad esempio le scene centrali dei polittici di S. Antonio di Ranverso a Buttigliera-Rosta, vedi scheda, e di S. Giovanni ad Avigliana, vedi scheda; la cosiddetta Adorazione notturna nel Museo civico di Arte Antica di Torino, vedi scheda; la tavola nella cattedrale di S. Giusto a Susa, vedi scheda.
Oltre al trittico della Sacra, altre opere di Defendente, come il polittico dei Calzolai nella cattedrale di Torino, vedi scheda; il trittico nella Galleria Sabauda di Torino, vedi scheda; la tavola della Madonna con il Bambino di Palazzo Pitti a Firenze, vedi scheda , attestano presenza di una iconografia frequente anche nell’arte fiamminga, la Madonna del latte, documentata ad esempio da alcune opere di Rogier van der Weyden, pittore fiammingo vissuto tra il 1400 e il 1464 circa.
Per la datazione si può prendere come riferimento la presenza, nel pannello di destra, del committente Urbano di Miolans, commendatario della Sacra tra il 1503 e il 1522. La data proposta da G. Romano cade tra il 1503 e il 1507.

Il trittico ha una storia complessa sia per la collocazione sia per la composizione. Una visita pastorale del 1744 documenta la presenza in “un andito chiuso sotto la campata centrale della navata destra” (G. Romano) di un’ancona costituita da dodici tavole di diversa grandezza, che in seguito furono separate. Fra queste vi sono le tre che costituiscono il trittico attuale, ricomposto nel 1920, in origine collocato sull’altar maggiore della chiesa; la sistemazione attuale, successiva al restauro, iniziato nel 1987 ed eseguito dalla ditta Nicola di Aramengo, è la parete di fondo del coro vecchio, accanto a un’altra opera di Defendente, la pala con la Madonna in trono, il Bambino e due Santi.
G. Romano, sulla base di un’analisi della stesura pittorica, ha concluso che solo le figure delle tavole laterali siano da attribuire all’attività giovanile di Defendente, mentre la tavola centrale, che “rivela dettagli di una raffinatezza e un impegno tecnico assolutamente inconsueti nella produzione pittorica piemontese di quegli anni”, sarebbe da ascrivere a una mano diversa, capace di “una paziente rifinitura da miniatore.”

 

Bibliografia:
– G. ROMANO, Opere d’arte e committenti alla Sacra: dal XIV al XVI secolo, in “La Sacra di San Michele. Storia Arte Restauri”, a cura di G. Romano, Torino 1990, pp. 160-176.
– M. L. REVIGLIO DELLA VENERIA, Il cammino di San Michele, in “Il millennio composito di San Michele della Chiusa”, VIII, Borgone di Susa, s.i.d., pp. 89-90.

Un ringraziamento ai Padri Rosminiani della Sacra e alla segretaria, signora E. Bollea, per la disponibilità e la cortesia.

SANT AMBROGIO DI TORINO (To). Sacra di San Michele, Pala con la Madonna in trono, Bambino e Santi.

DF pala Sacra

La Madonna con il Bambino è seduta su di un trono posto su una predella, al di sopra del quale incombe un pesante baldacchino con festoni laterali. A sinistra del trono sta san Lorenzo, che ha in mano la palma del martirio e si appoggia alla graticola, strumento del suo supplizio. A destra San Michele è rappresentato nell’atto di trafiggere il demonio, in un atteggiamento che riproduce l’iconografia del Santo nel trittico della Consolata conservato alla Sacra. La scena è delimitata da un portico con colonne e archi.
Le figure sono prive di un collegamento tra loro e suscitano l’impressione di essere costrette entro uno spazio limitato, tanto che la spalla destra di san Lorenzo e parte dell’aureola di san Michele sono tagliate dalla cornice.
Il cartiglio ai piedi del trono reca una citazione dal De partu Virginis di Jacobo Sannazzaro, opera stampata nel 1526, anno che costituisce il terminus post quem per l’esecuzione della pala, che secondo G. Romano non dovrebbe essere posteriore al 1528.
Prima del restauro, avvenuto nel 1918, la pala era appesa nella navata destra della chiesa; poi, dopo la sistemazione temporanea in un altro ambiente, è stata posta nel coro vecchio della chiesa, accanto al trittico della Consolata.

 

Bibliografia:
– G. ROMANO, Opere d’arte e committenti alla Sacra: dal XIV al XVI secolo, in “La Sacra di San Michele. Storia Arte Restauri”, a cura di G. Romano, Torino 1990, p. 176.
– M. L. REVIGLIO DELLA VENERIA, Il cammino di San Michele, in “Il millennio composito di San Michele della Chiusa”, VIII, Borgone di Susa, s.i.d., p. 91.
– G. GADDO, La sacra di San Michele in val di Susa, quinta edizione, Sant’Ambrogio di Torino, 2007, pp. 239, 245-246

Un ringraziamento ai Padri Rosminiani della Sacra e alla segretaria, signora E. Bollea, per la disponibilità e la cortesia.

TORINO. Museo Civico d’Arte Antica, “L’Incoronazione della Vergine”

 

Le opere di Defendente Ferrari, spesso grandi macchine d’altare, ancora conservate nelle chiese piemontesi o smontate e disperse in diversi musei italiani, d’Europa e d’America, documentano l’attività di una vivace bottega, con collaboratori in grado di rispondere alle richieste di una vasta committenza, concentrata soprattutto negli antichi domini sabaudi, e anche in grado di mantenere, sotto il coordinamento del caposcuola, uno standard elevato, sia dal punto di vista della narrazione vivace delle storie sacre (a volte grazie anche alla conoscenza di stampe nordiche), sia da quello della realizzazione tecnica dei dipinti.

L’Incoronazione della Vergine, che per la prima volta nel 2013 è stata presentata al pubblico, è un’opera dell’ultima attività del pittore, databile intorno al 1530. Una grande tavola alta 180 cm con una composizione monumentale che raffigura la Trinità, con Dio Padre, la colomba dello Spirito Santo, e Gesù che pone la corona sul capo della Vergine. Si tratta un’iconografia piuttosto rara, dove il ruolo di Maria come Regina del cielo non assume una posizione centrale ma tende piuttosto a sottolineare l’umiltà della Vergine in preghiera. La composizione, concepita per grandi blocchi di colore si sviluppa davanti allo sfondo dello spettacolare manto rosso del Dio padre, che domina maestoso.
L’opera, di proprietà privata, è stata restaurata grazie all’apporto di competenze scientifiche del museo e ora viene temporaneamente prestata a Palazzo Madama per essere esposta al pubblico con le opere dell’artista già presenti nel percorso del piano terra del museo.
Il dipinto si lega strettamente al nucleo della collezione Fontana entrata nella collezione di Palazzo Madama nel 1909 e resterà in prestito al museo a lungo termine.
Non abbiamo purtroppo notizie sulla originaria destinazione di questa Incoronazione, che risulta proprietà di una prestigiosa e antica famiglia piemontese già nei primi decenni dell’Ottocento. In quel periodo era ancora molto scarsa l’attenzione dei collezionisti di pittura antica per Defendente Ferrari ed è pertanto possibile che l’opera fosse giunta in quella collocazione non per una scelta di gusto, ma attraverso un percorso di tipo familiare. È infatti probabile che la tavola fosse l’elemento centrale di una grande macchina d’altare, smembrata con le soppressioni degli ordini religiosi di epoca napoleonica, e solo successivamente isolata come un dipinto adatto a un ambiente privato.
Venduta di recente, è stata dal nuovo proprietario restaurata e dotata di una cornice moderna che riprende, nei profili essenziali, il  disegno delle pale cinquecentesche.
Grazie alla collaborazione prestata da Palazzo Madama alle operazioni di restauro, l’Incoronazione della Vergine viene ora temporaneamente depositata nel museo per essere esposta al pubblico in dialogo con i 17 dipinti di Defendente Ferrari già presenti nel percorso della Sala Acaia, tra cui la prima opera sicuramente datata del pittore, la Natività notturna del 1510, vedi scheda. E’ così possibile ammirare e studiare il dipinto nel contesto del prezioso nucleo di tavole, raccolte nel secondo Ottocento da Leone Fontana ed entrate nelle collezioni di Palazzo Madama nel 1909 grazie al dono dei figli Maria e Vincenzo.
Il restauro ha permesso di recuperare i valori di una gamma cromatica intensa: i verdi della veste e del manto del Cristo, il blu dedicato alla Madonna, il rosso brillante dell’Eterno. Come di consueto, la pittura di Defendente si sofferma sui dettagli preziosi, come i decori dorati delle vesti, le perle e le pietre preziose. Un’altra scoperta sorprendente, una volta eliminato il tono bruno determinato dallo sporco e dalle ridipinture che offuscavano le superfici, è stata quella del colore chiaro dello sfondo, su cui si riconoscono ancora, anche se parzialmente perdute, ricche decorazioni in oro con festoni e raggi.

 

Info:
Palazzo Madama – Museo Civico d’Arte Antica – Piazza Castello, Torino
tel. 011 4433501 – sito web: http:// www.palazzomadamatorino.it

TORINO. Palazzo Reale, pala di Defendente Ferrari: “Madonna con Bambino; i santi Giovanni Battista e Nazzario; committente orante”

 

Palazzo Reale di Torino. Iniziato nel 1646 dalla madama reale Cristina di Francia per sostituire il vecchio palazzo del Vescovo, conserva intatta la facciata di Carlo Morello (1658). L’edificio, a pianta quadrata, con cortile interno, fu residenza dei re di Sardegna fino al 1859 e di Vittorio Emanuele II, re d’Italia, fino al 1865.
Le decorazioni e gli arredi interni testimoniano il succedersi dei numerosi artisti che vi lavorarono dal XVII al XIX secolo.
Salendo il monumentale scalone di Domenico Ferri, 1864-1865, ornato da dipinti e statue ottocenteschi, con l’eccezione del monumento a Vittorio Amedeo I, si giunge al primo piano, dove ha inizio la visita.
Nell’ampio Salone degli Svizzeri, con fregio dei fratelli Antonio e Gian Francesco Fea (1558-1661) raffigurante i Fasti della stirpe sassone di Vitichindo, da cui discenderebbe casa Savoia, tela del soffitto di Carlo Bellosio (1842) e grande Emanuele Filiberto alla battaglia di San Quintino (1557) di Palma il Giovane, si dipartono la Galleria della Sacra Sindone, con accesso alla cappella, la Galleria delle Battaglie, la scala delle Forbici, geniale creazione di Filippo Juvarra (1720) e la sequenza delle sale di rappresentanza.
La prima è la sala dei corazzieri o delle Dignità, dove sono appesi due arazzi con Elementi, della manifattura di Beauvais (1695 circa). Seguono la sala degli Staffieri o delle Virtù, rappresentate nel fregio e nella tela di Charles-Claude Dauphin al centro del soffitto intagliato e dorato, mentre alle pareti spiccano gli arazzi della serie di Don Chisciotte della manifattura di Gobelins (1746-1747); la sala dei Paggi o delle Vittorie, con tele e decorazioni del secolo XVII.
Si passa nella sfarzosa sala del Trono, con intagli dorati di epoche diverse, Allegoria della Pace (1662) di Jan Miel nella volta e bel pavimento intarsiato. La sala delle Udienze e quella del Consiglio conservano i soffitti seicenteschi, mentre gli arredi e le decorazioni si devono all’intervento di Pelagio Pelagi, diretto da Carlo Alberto.
Notevole il Gabinetto Cinese, rivestito di lacche originali su progetto di Juvarra, con affresco di Claudio Francesco di Beaumont.
Passata la camera da letto di Carlo Alberto, con pala di Defendente Ferrari (1) (Madonna in trono con San Giovanni Battista e San Nazario) ed il pregadio di Carlo Alberto, con preziosi intarsi di Luigi Prinotto (1732) e Pietro Piffetti, si giunge nella sala della Colazione, con soffitto e fregio seicenteschi e bel parafuoco intagliato da Giuseppe Maria Bonzanigo, sulla quale si apre l’alcova ottagonale.
La Galleria del Daniel, con la quale Carlo Emanuele Lanfranchi completò, sotto Vittorio Amedeo II, l’ala di levante, prende il nome da Daniel Seyter, che dipinse nella volta l’Apoteosi di Vittorio Amedeo II (1688-1692).
Seguono le stanze dell’appartamento della Regina: la camera da letto, con soffitto del Seyter, la Camera di lavoro, il Gabinetto di toeletta, con due mobili del Piffetti (1731-1733), il pregadio, la sala delle Cameriste, la stanza della Macchina e la cappella privata della Regina, decorata su disegno di Benedetto Alfieri (1739).
Dal Gabinetto delle miniature, così detto dalla collezione di personaggi sabaudi miniati (secoli XVIII-XIX), si passa nella Sala da pranzo, con arazzi della manifattura torinese, e nella Sala del Caffé, decorata su disegno di Lanfranchi (1685-1690). Nella fastosa Camera dell’alcova, che conserva gli intagli dorati seicenteschi, è collocata una parte della collezione di Carlo Alberto di vasi giapponesi e cinesi (1750-1850).
Seguono la sala del trono della Regina, con ovali in marmo (1739) e nella volta Trionfo delle Grazie, e la Sala da ballo, con colonne di marmo bianco, realizzata, unendo due sale, dal Palagi, cui spetta l’Olimpo del soffitto. Al secondo piano vi sono altri appartamenti dei duchi di Savoia e dei duchi d’Aosta, con decorazioni e arredi dei secoli XVIII-XIX visibili in occasioni particolari.
(1)  Il dipinto è stato donato a Carlo Alberto dal Cottolengo, ed è il motivo per cui non è finito alla Sabauda. Non è noto come il Cottolengo lo abbia avuto.

Olio su tavola (171.5  x 118 cm), realizzato nel 1523.  Numero di inventario 6948

L’immagine viene qui riportata “su concessione della Direzione Regionale per i Beni Culturali e Paesaggistici del Piemonte, Soprintendenza per i Beni Architettonici e Paesaggistici per le Province di Torino, Cuneo, Asti, Biella, Vercelli (Ministero per i Beni e le Attività Culturali)” (prot. n. 17600 del 29 giugno 2012).

 

Info:
Piazzetta Reale 1 – Telefono: 011.436.14.55 – Fax: 011.436.15.57
E-mail: sbap.pie-reale@beniculturali.it

Link:
https://www.museireali.beniculturali.it/catalogo-on-line/#/dettaglio/56325_Madonna%20con%20Bambino%20con%20San%20Giovanni%20Battista,%20San%20Nazzario%20e%20committente%20orante

http://www.visitatorino.com/palazzo_reale.htm

Vedi anche scheda di presentazione allegata: Def-Ferrari-Pal-Reale-PALA.pdf

BAVENO (VCO). Chiesa dei Santi Gervasio e Protasio, La Presentazione di Gesù al Tempio.


La chiesa è ubicata sulla piazza della Chiesa, che è chiusa tra i portici della Via Crucis e le antiche canoniche,  poco distante dalla strada E62, che percorre il lungolago, ed è raggiungibile tramite la via Monte Grappa.
Nella facciata, al di sopra del portale, il cui arco è sottolineato da modanature e capitelli scolpiti, una cornice marcapiano è sovrastata da una finestra rettangolare, fiancheggiata da due bifore murate, e da una luce a quadrifoglio;  ai lati del portale sono inserite due epigrafi romane risalenti alla metà del primo secolo d.C., e sono visibili resti di un affresco.
La facciata è limitata lateralmente da due contrafforti e in alto da una serie di archetti pensili, che testimoniano il livello della copertura originaria, successivamente soprelevata. La chiesa, edificata sui resti di una costruzione più antica, fu consacrata nel 1345 e conserva della costruzione originaria la facciata a capanna, esempio di architettura romanica del XII secolo, e il campanile.
L’interno presenta una sola navata, con cappelle laterali aggiunte nel XVIII secolo. All’esterno, lungo il fianco sinistro, è edificato il battistero, di pianta quadrata e preceduto da un portico; la costruzione attuale risale al XVII secolo, ma la sua origine è molto più antica.

La tavola di Defendente Ferrari con  la Presentazione di Gesù al Tempio è visibile sulla parete destra della cappella del Crocifisso, la terza a destra della navata centrale. Di uguale dimensione alla tavola con l‘Adorazione del Bambino, che la fronteggia sulla parete sinistra (vedi scheda), come questa è racchiusa in una cornice  moderna e molto probabilmente apparteneva ad un polittico smembrato, del cui pannello centrale non si hanno notizie. La tavola è stata donata alla chiesa dall’inglese sir Charles Henfrey, che tra il 1871 e il 1872 fece costruire sul lungolago una villa, poi passata alla famiglia Branca.
L’iconografia della Presentazione di Gesù al Tempio non è molto frequente nell’opera di Defendente; esempi sono le tavole conservate a Torino nel Museo civico di arte antica a Palazzo Madama, vedi scheda, a Cuneo nel Museo civico, vedi scheda, e a Roma nella collezione Sestieri; quest’ultima opera presenta particolari somiglianze con la tavola di Baveno sia nello schema compositivo sia nella ricca decorazione del manto di Simeone.
Lo studioso Giulio R. Ansaldi, sulla base di confronti stilistici, ritiene che la Presentazione di Baveno appartenga alla maturità artistica di Defendente.
La tavola di Baveno è sinteticamente schedata on line:
http://catalogo.fondazionezeri.unibo.it/scheda/opera/25194/Ferrari%20Defendente%2C%20Presentazione%20di%20Ges%C3%B9%20al%20Tempio

 

Un riferimento bibliografico:
F. FANTINO, “Altare ipsum est munitum icona satis pulchra”: i dipinti cinquecenteschi di Gerolamo Giovenale e di Defendente Ferrari, in P. NESTA (a cura di), La chiesa di S. Giovanni di Avigliana, Borgone Susa 2011, pag. 159.

Nota: un ringraziamento all’architetto Pier Mario Locatelli di Baveno per le informazioni cortesemente fornite.
Comune di Baveno – http://www.comune.baveno.vb.it
Ufficio turismo – turismo.baveno@reteunitaria.piemonte.it – Tel. e fax  0323 924632

BAVENO (VCO). Chiesa dei Santi Gervasio e Protasio, “Adorazione del Bambino con San Giuseppe”

baveno gervasio e protasio

 

La chiesa è ubicata sulla piazza della Chiesa, che è chiusa tra i portici della Via Crucis e le antiche canoniche,  poco distante dalla strada E62, che percorre il lungo lago,  ed è raggiungibile tramite la via Monte Grappa.
Nella facciata, al di sopra del portale, il cui arco è sottolineato da modanature e capitelli scolpiti, una cornice marcapiano è sovrastata da una finestra rettangolare, fiancheggiata da due bifore murate, e da una luce a quadrifoglio;  ai lati del portale sono inserite due epigrafi romane risalenti alla metà del primo secolo d.C. e sono visibili resti di un affresco.
La facciata è limitata lateralmente da due contrafforti e in alto da una serie di archetti pensili, che testimoniano il livello della copertura originaria, successivamente soprelevata. La chiesa, edificata sui resti di una costruzione più antica, fu consacrata nel 1345 e conserva della costruzione originaria la facciata a capanna, esempio di architettura romanica del XII secolo, e il campanile.
L’interno presenta una sola navata, con cappelle laterali aggiunte nel XVIII secolo.
All’esterno, lungo il fianco sinistro, è edificato il battistero, di pianta quadrata e preceduto da un portico; la costruzione attuale risale al XVII secolo, ma la sua origine è molto più antica.

La tavola di Defendente Ferrari con l’Adorazione è visibile sulla parete sinistra della cappella del Crocifisso, la terza a destra della navata centrale. Di uguale dimensione alla tavola con la Presentazione di Gesù al Tempio, che la fronteggia sulla parete destra (vedi scheda), come questa è racchiusa in una cornice  moderna e molto probabilmente apparteneva a un polittico smembrato, del cui pannello centrale non si hanno notizie. La tavola è stata donata alla chiesa dall’inglese sir Charles Henfrey, che tra il 1871 ed il 1872 fece costruire sul lungolago una villa, poi passata alla famiglia Branca.

BAVENO-DefendenteFerrari_ParticolareAdorazioneVergine
L’Adorazione è uno dei temi più frequenti nella produzione di Defendente; si possono citare alcune opere conservate in vari luoghi: la cosiddetta Adorazione notturna nel Museo civico di arte antica di Torino, la più antica della serie, datata al 1510, vedi scheda; il polittico  nella chiesa della Precettoria di S. Antonio di Ranverso a Buttigliera Alta-Rosta, vedi scheda; il polittico nella chiesa di S. Giovanni di Avigliana, vedi scheda; la predella del polittico nel Santuario della Madonna dei laghi ad Avigliana, vedi scheda; la tavola nella sala capitolare della cattedrale di S. Giusto a Susa, vedi scheda; la tavola denominata Presepio con angeli adoranti e pastori a Vercelli nel Museo Borgogna, vedi scheda; i pannelli di Cambridge (USA), vedi scheda, e di Berlino, vedi scheda.

La tavola di Baveno ha in comune con le opere di analogo soggetto alcuni elementi che costituiscono quasi una cifra stilistica di Defendente; ricorre costantemente il Bambino, posato su un lembo del manto della Madre, tema iconografico rivelatore della persistenza di un gusto gotico e ripreso da una tavola di Martino Spanzotti, parte di un polittico ora smembrato, conservata in una collezione privata e datata tra il 1495 e il 1500.
Altri elementi comuni sono, oltre al bue e all’asino, quasi sempre presenti, gli angeli e S. Giuseppe, talora rappresentato al fianco della Madonna, talora, come nel polittico di Avigliana e nelle tavole di Baveno e di Berlino, seminascosto dietro un elemento architettonico. Particolarmente evidente è la somiglianza nello schema compositivo tra l’Adorazione di Baveno e la tavola di Berlino.
Lo studioso Giulio R. Ansaldi, sulla base di confronti stilistici, ritiene che l’opera appartenga alla maturità artistica di Defendente.
La tavola di Baveno è sinteticamente schedata on line:
http://catalogo.fondazionezeri.unibo.it/scheda/opera/25193/Ferrari%20Defendente%2C%20Adorazione%20del%20Bambino%20con%20san%20Giuseppe>

 

Alcuni riferimenti bibliografici:
– F. FANTINO, “Altare ipsum est munitum icona satis pulchra”: i dipinti cinquecenteschi di Gerolamo Giovenale e di Defendente Ferrari, in P. NESTA (a cura di), La chiesa di S. Giovanni di Avigliana, Borgone Susa 2011, pag. 159.
– Scheda sull’Adorazione di Baveno: F. FANTINO, Defendente Ferrari: un pittore piemontese tra Gotico e Rinascimento, 2 voll., Università degli studi di Torino, tesi di dottorato, 2007-2009, vol. II, scheda 31, pagg. 312-314

Nota: un ringraziamento all’architetto Pier Mario Locatelli di Baveno per le informazioni cortesemente fornite.
Comune di Baveno:  http://www.comune.baveno.vb.it
Ufficio turismo – turismo.baveno@reteunitaria.piemonte.it  – Tel. e fax  0323 924632

AVIGLIANA (TO), Santuario Madonna dei Laghi, Polittico dell’Annunciazione, Defendente Ferrari e scuola.

Il Santuario si trova sulla strada provinciale 589, nel tratto che percorre la sponda orientale del lago Grande di Avigliana.
Il Santuario deve la sua origine alla devozione per l’immagine della Madonna del Latte, affrescata su un pilone edificato nel luogo dove ora sorge il santuario. Quest’opera viene accostata da alcuni critici, sia pure timidamente, alla cultura artistica di Giacomo Jaquerio.

Nel 1760, per conservare la memoria di questa primitiva immagine, i Padri Cappuccini, la fecero riprodurre dal Boltenan sulla facciata opposta del vecchio pilone (Cesare A. Ponti, Vecchia Avigliana, Storia dalle origini alla fine del XIX sec., Susalibri 2011).
All’immagine si rivolgevano le donne incinte o che allattavano, e quelle che desideravano avere figli; fra queste, secondo la tradizione, anche Bona di Borbone, moglie di Amedeo VI, il Conte Verde, che divenne madre nel 1360 di Amedeo VII, il futuro Conte Rosso.
Verso la fine del Trecento attorno al pilone si eresse un sacello; nel 1622 iniziarono i lavori per la costruzione della nuova chiesa, che dell’edificio originario conservò solamente il presbiterio con l’antico pilone, e fu consacrata nel 1643. La struttura è a pianta centrale, con il vano principale, di forma ovale, su cui si aprono due cappelle laterali e il presbiterio, a sua volta affiancato da due ambienti; dietro il presbiterio fu edificato il coro, al centro del quale, nel 1912, si costruì un nuovo pilone in sostituzione di quello antico. La facciata è preceduta da un pronao con quattro colonne; il timpano e l’arco trionfale sono affrescati. Il campanile, a base triangolare, nel 1765 sostituì quello precedente, demolito perché pericolante.
Negli anni venti del Seicento il Santuario, precedentemente affidato agli agostiniani, passò ai cappuccini; attualmente è retto dai salesiani.
Dai Savoia nel corso del tempo il Santuario fu progressivamente arricchito con le donazioni di pregevoli opere d’arte, tra cui si possono ricordare alcune tele:  S. Michele Arcangelo di Antonio Maria Viani, S. Maurizio Martire di Guido Reni, la copia di un’opera di Caravaggio, la Madonna dei Pellegrini, e rappresentazioni di Santi francescani.
L’opera più significativa è il polittico dell’Annunciazione, eseguito verso il 1515-1520 e donato al santuario nel 1581 dal duca Carlo Emanuele I. La scena centrale rappresenta l’arcangelo Gabriele inginocchiato, che reca nella mano sinistra il giglio e il cartiglio con la scritta AVE GRATIA PLENA, e la Madonna seduta davanti a un inginocchiatoio, che si intravvede appena sulla destra; il resto dell’arredamento è costituito da un letto a baldacchino e da una cassapanca. I Santi ai lati, S. Sebastiano Martire a sinistra e S. Rocco a destra, entrambi protettori contro le epidemie di peste, sono raffigurati secondo l’iconografia tradizionale: S. Sebastiano legato alla colonna con il corpo trafitto dalle frecce e nella mano sinistra la palma del martirio, e S. Rocco con la piaga sulla gamba. Sulla predella sono rappresentati tre episodi dei Vangeli: la Visitazione della Vergine a Santa Elisabetta, la Natività e l’Adorazione dei Magi.
Il polittico è il risultato del montaggio di parti di diversa provenienza, come testimoniano le misure dissimili, rese poi omogenee dalla cornice secentesca, e le differenze nella resa prospettica: i pavimenti dei pannelli con i Santi presentano una fuga prospettica laterale, mentre nel pannello centrale il pavimento è rappresentato frontalmente.
Per molto tempo il polittico venne considerato opera di Defendente Ferrari, ma di recente lo si vorrebbe attribuito ad Amedeo Albini in ragione di una sigla “A.F.” (Albini Faciebat?), leggibile un tempo sul cartiglio retto dall’angelo, prima che questa fosse irrimediabilmente rovinata da un maldestro restauro (Cesare A. Ponti, Vecchia Avigliana, Storia dalle origini alla fine del XIX sec., Susalibri 2011).
I due Santi e la predella sono attribuiti a Defendente Ferrari, mentre l’Annunciazione è stata eseguita da un anonimo pittore della cerchia di Defendente, che ha realizzato sia lavori in proprio sia collaborazioni con il maestro. Un elemento ricorrente nell’opera di Defendente, e che qui è presente nella Natività della predella, è il particolare del Bambino disteso su di un lembo del manto della Madre.
I due artisti hanno in comune aspetti che testimoniano l’appartenenza alla medesima area stilistica: l’attenzione alla resa degli ambienti in cui sono collocate le scene, la stesura cromatica con colori vividi e brillanti, tra cui prevalgono i rossi e gli azzurri, entro i contorni ben delineati delle vesti. Questo rimanda all’influenza, delle scuole d’oltralpe, tedesche e soprattutto fiamminghe, che si è affermata nella produzione di Defendente, dopo che l’artista ha abbandonato la dipendenza dallo stile del suo maestro Martino Spanzotti.
Nel 1652, alla presenza di Carlo Emanuele II e della sua consorte, l’immagine taumaturgica della Beata Vergine dei Laghi è stata solennemente incoronata con un diadema d’argento, ornato di pietre preziose, che venne però rubato nel 1711; l’incoronazione si è ripetuta nelle celebrazioni centenarie del 1752 e del 1852, rispettivamente con un diadema d’oro e con una triplice corona in argento e pietre preziose, che sono ora conservate nel Museo Mariano dell’Ausiliatrice di Torino (Cesare A. Ponti, Vecchia Avigliana, Storia dalle origini alla fine del XIX sec., Susalibri 2011).

Le informazioni sulla storia del Santuario e sulle vicende del polittico sono tratte da N. MAFFIOLI, con la collaborazione di A. CIFANI e F. MONETTI, Il Santuario della Madonna dei Laghi di Avigliana, Avigliana 2011.
Per le immagini si rimanda al sito http://www.santuario-madonna-laghi.org

Rilevatore: Maria Gabriella Longhetti

Predella del polittico

Altare del polittico di Defendente Ferrari

 

 

 

Vittorio Amedeo Cignaroli, 1787-1798, veduta del Lago di Avigliana con il Santuario della Madonna dei Laghi.