FIRENZE, Galleria degli Uffizi, “Madonna del latte”

 

La tavola di Defendente, insieme alle immagini della Madonna nel trittico della Sacra di S. Michele (vedi scheda), nel polittico dei Calzolai nella cattedrale di Torino (vedi scheda), e nel trittico della Galleria Sabauda di Torino (vedi scheda), attesta la presenza di una iconografia ripresa dall’arte fiamminga, la Madonna del latte, documentata da un’opera di Rogier van der Weyden, pittore fiammingo vissuto tra il 1400 e il 1464 circa. Altre opere dell’artista fiammingo che mostrano la Madonna che allatta Gesù sono la Madonnina Northbrook nella Galleria Thyssen di Lugano, e la Madonna di S. Luca a Boston nel Museum of Fine Arts.
Le posizioni del Bambino nella tavola di Firenze ed in quella di Tournai sono speculari; la Madonna di Defendente mostra il contrasto cromatico tra il blu del manto e il rosso dello sfondo, frequente nei dipinti del pittore chivassese, e una maggiore ricchezza decorativa in confronto all’opera del pittore fiammingo, visibile soprattutto nelle pieghe e nell’orlo del manto.

Rilevatore: Mariella Longhetti

 

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Dal catalogo della mostra I Bambini e il Cielo, a cura di Alessio Geretti, Serenella Castri, Umberto Allemandi & C., Torino 2012, p. 222.
“Nonostante una produzione ampia, indice di un ottimo successo commerciale (il suo catalogo si aggira attualmente intorno al centinaio di numeri), la figura di Defendente Ferrari è una riscoperta critica piuttosto recente.
Soltanto nel 1875 Francesco Gamba rendeva noto un documento datato al 21 aprile 1530, dove veniva ricordato un “Deffendente de Ferrariis de Clavaxio pinctore” in rapporto alla pala d’altare per l’abbazia di Sant’Antonio di Ranverso a Buttigliera Alta, nella val di Susa. Partendo da quell’opera sicura (o almeno così si spera, poichè il documento è irreperibile), Gamba inaugurò la ricostruzione stilistica del pittore.
La Madonna col Bambino qui esposta fece la sua comparsa nella bibliografia agli inizio del XX sec., quando Santo Monti (1902) la vide nella collezione di Vittorio Rovelli a Como, e la riconobbe come opera del Ferrari.
Non sappiamo con precisione quando fu ceduta, ma intorno al 1930 era già entrata nella collezione Contini Bonacossi a Firenze. Pervenne infine agli Uffici col la donazione di parte della raccolta Contini Bonacossi, nel 1969.
Nonostante una provenienza prestigiosa, una collocazione agevole e un unanime riferimento all’artista, la nostra Madonna non ha goduto di molto interesse da parte della critica, tanto che Vittorio Natale poco più di venti anni orsono poteva ancora accennare come a una tavola “sempre trascurata” (V. Natale, in Piemontesi e lombardi 1989, p. 105).
La causa di questa momentanea sfortuna è da individuare in un’incongrua datazione al terzo decennio del Cinquecento (Salmi 1967), che di fatto relegava la tavola fiorentina al rango di stanca ripetizione di modelli devozionali già messi a punto da Defendente in anni precedenti, e poi replicati senza alcun brio per far fronte alle richieste della committenza (Natale 1979).
Con il passare degli anni, la datazione del nostro dipinto si è fatta sempre più precoce, risalendo dal 1520-1530 al 1511-1513 (V. Natale, in Piemontesi e lombardi 1989, p. 105), quindi fino al 1505 circa (Romano 2002), ovvero agli esordi della carriera del pittore: ricordiamo infatti che per incontrare la prima opera datata di Defendente occorre attendere il 1509 del San Girolamo della Pinacoteca di Brera (C. Spantigati, in Pinacoteca di Brera 1988, pp. 22-23).
Così arretrata, la Madonna Contini Bonacossi viene a trovarsi nel pieno della fase giovanile dell’artista, ancora contrassegnata dagli stringenti rapporti stilistici con Martino Spanzotti.
Il confronto si fa poi particolarmente serrato con due opere capitali, ovvero il polittico sull’altare dei Calzolai nel Duomo di Torino, (vedi scheda), e il trittico della Sacra di San Michele, (vedi scheda).In queste due opere il gruppo della Vergine col Bambino è concepito in maniera del tutto simile, e la qualità della pittura è particolarmente elevata (tanto che lo stesso Giovanni Romano 1990b, pp. 160-172, pensava che lo scomparto centrale del trittico di San Michele, dall’esecuzione incredibilmente accurata, dovesse spettare a un geniale artista anonimo poi scomparso improvvisamente). Calata in questa rete di confronti, la nostra tavola diviene allora testimone di una fase sperimentale, nella quale Defendente medita con rapidità gli esempi di Spanzotti, mantenendosi a un livello qualitativo che non sempre, in seguito, riuscirà a sostenere. Il modello è la citata pala del Duomo di Torino, condotta in collaborazione tra Spanzotti e Ferrari negli anni 1498-1504 (Romano 1990a, pp.278-325).
La critica ha più volte evidenziato le suggestioni fiamminghe, per via della resa meticolosa dei dettagli e per certe geometrie angolose dei panneggi, ma va senza dubbio raccolto il suggerimento di P. Manchinu (in Napoleone e il Piemonte, 2005, pp. 202-203), secondo la quale l’idea compositiva deriverebbe da prototipi di Durer, quali la Sacra Famiglia con cinque angeli (Fara 2007, pp. 330-332). Si tratterebbe quindi una ripresa molto rapida, quasi in tempo reale.
Il trattamento pittorico raffinatissimo conferisce ai modelli nordici un’inedita eleganza. Il senso di intimità familiare che si coglie nelle composizioni di Durer è qui sublimato attraverso la geometria purissima del volto della Vergine, e la cura assoluta nella descrizione delle stoffe e degli ornamenti. Eppure, il gesto del Bambino che solleva il manto bianco in cerca del seno della Madre riesce a riscaldare una raffigurazione di algida eleganza, dominata dalla sottile malinconia dello sguardo della Vergine.”
Autore: Michele Danieli

 

Bibliografia:
– Santo Monti, Storia ed arte nella provincia ed antica diocesi di Como, Nani, Como 1902, pp. 119-120;
– Francesco Malaguzzi Valeri, Arte retrospettiva: la rinascenza artistica sul Lago di Como, in “Emporium“, XX, 119,  1904, p. 370;
– Alessandro Baudi di Vesme, Schede Vesme, L’arte in Piemonte dal XVI al XVIII sec., 4 voll., Società Piemontese di Archeologia e Belle Arti, Torino 1963-1982, IV, p. 1288;
– Mario Salmi, La donazione Contini Bonacossi, in “Bollettino d’Arte“, LII, 1967, p. 225;
– Bernard Berenson, Italian Pictures of the Renaissance. The Central Italian and North Italian Schools, 3 voll., Phaidon, New York-London 1968, I, p. 105;
– C. Caneva, in Uffizi,  1979, p. 262;
– V. Natale, in Piemontesi e lombardi 1989, p. 105;
– Giovanni Romano (a cura di), Spanzotti, Macrino e una Madonna fortunata, Antichi Maestri Pittori, Torino 2002, p. 13;
– P. Manchinu, in Napoleone e il Piemonte 2005, pp. 202-203.

CIRIE’ (TO). Chiesa di S. Giuseppe, “Madonna assunta”

Durante la terribile peste del 1630-1631, la popolazione di Ciriè fece voto di edificare un ospedale, se fosse riuscita a superare la terribile epidemia. Nell’anno successivo, mancando i fondi necessari per l’edificazione dell’ospedale, si decise di procedere alla costruzione di una chiesa, che, terminata nel 1647, venne dedicata a San Giuseppe. Tipico esempio di architettura della Controriforma, la chiesa, a navata unica, custodisce al suo interno diverse opere di pregio. Sul lato destro del presbiterio si apre la cappella feriale nella quale spicca una bella pala d’altare attribuita a Defendente Ferrari. Era precedentemente custodita nella chiesa di S. Maria delle Grazie del convento agostiniano, eretto nel 1483, chiuso nel 1798 con successiva spoliazione e demolizione. Alcune opere tolte dal convento furono distribuite tra  la chiesa di S. Giuseppe e il duomo di San Giovanni (pala della “Madonna del popolo” vedi scheda).

Ancona lignea, 205 x 280 cm rappresentante l’Assunzione tra i santi Martino e Giovanni Battista che fu commissionata dai mercanti di lana di Ciriè nell’anno 1516, come si rileva dalle scritte sull’urna della Madonna e al centro della predella: “Hoc opus feceru(n)t fieri mercatores lanor(um) Ciriaci 1516”. Incorniciati da una grande arcata stanno le figure, a sinistra, di s. Giovanni battista e, a destra, di san Martino che sta dividendo il suo mantello col povero.

Al centro, in basso, il sepolcro della Vergine su cui è incisa la data 1516 e la frase “Que est ista que progreditur quasi aurora?”; intorno, in vesti a vivaci colori, gli Apostoli e alcuni di essi guardano il roseto fiorito sul fondo della tomba. La Madonna, nel suo manto blu, è portata in cielo da un nugolo di angeli e Gesù scende a incoronare la Madre.

La bella cornice originale ospita nella parte alta due tondi con l’Annunciazione: a sinistra l’Arcangelo e a destra la Vergine, a mezzobusto.

La predella presenta, negli zoccoli delle lesene, a mezza figura: san Ciriaco (a sinistra col pastorale) e s. Nicola da Tolentino (a destra, col saio degli Agostiniani).
Nel pannello laterale sinistro la Morte della Vergine; a destra la Sepoltura della Vergine, con la leggenda del soldato che perse le mani per aver tentato di profanare le sacre spoglie.

 

Bibliografia:
Viale V., Gotico e Rinascimento in Piemonte (catalogo della mostra), Città di Torino, Torino 1939, p. 84

Rilevatore: Angela Crosta

CASELLE TORINESE (TO). Palazzo Comunale, “Madonna del popolo”.

Ai primi del Cinquecento arrivano a Caselle i Servi di Maria e, per abbellire la chiesa del loro convento, Defendente Ferrari, nel 1501, dipinse una stupenda pala d’altare detta oggi “Madonna del Popolo” e che attualmente si trova nel Palazzo Mosca, sede del Comune.

Defendente Ferrrari: (titolo completo) Madonna con Bambino in trono tra i santi Giorgio e Cristoforo, Sebastiano e Francesco d’Assisi. A destra, san Sebastiano in una iconografia meno consueta, regge le frecce del martirio e la palma.

Tavola: Altezza cm. 152 x Larghezza cm. 140.

La pala è stata prestata per una prestigiosa mostra dal titolo “Il Museo universale. Dal sogno di Napoleone a Canova” allestita presso le Scuderie del Quirinale a Roma dal 16/12/2016 al 12/03/2017.

Info:
Comune di Caselle, Palazzo Mosca tel. 0119964000
http://www.comune.caselle-torinese.to.it/web/html/news.aspx?id=991

Rilevatore
: Angela Crosta

GERMANIA – STOCCARDA. Staatsgalerie, “Disputa di Cristo al Tempio”


Tempera su tavola di legno di abete rosso. Dimensioni 209 × 93 cm, dipinta da Defendente Ferrari nel 1526.
Inventario numero 760.
Pervenne alla Staatsgalerie di Stuttgart/Stoccarda come dono del re Carlo I di Württemberg nel 1869.

Link:
https://www.staatsgalerie.de/g/sammlung/sammlung-digital/einzelansicht/sgs/werk/einzelansicht/F2A38C4445E28B5AF8CAA5B0F97988CF.html

CUNEO. Museo Civico, “Presentazione al Tempio”; “Storie di s. Antonio di Padova”

Complesso Monumentale di S. Francesco, via Santa Maria, 10 – 12100 Cuneo
Museo Civico di Cuneo, nella Sezione di Arte Sacra.

Databile tra XVII e XVIII secolo, raccoglie opere che testimoniano la devozione religiosa, non solo privata, ma anche legata a compagnie e sodalizi (documentata da insegne processuali) e alla cultura degli ordini religiosi presenti in città.

Da notare la pala della Presentazione al tempio e le tavolette con le Storie di S. Antonio di Padova del pittore chivassese Defendente Ferrari, attivo in Piemonte dal 1509 al 1535.

Defendente Ferrari e collaboratore (?): Presentazione al tempio – 1513, olio su tavola parte di ancona proveniente dal Convento di S. Antonio fuori le mura di Cuneo (attuale area scuole elementari di corso Soleri) restaurata da Amalia Bottino del Laboratorio della Soprintendenza per i Beni Artistici e Storici del Piemonte nel 1995.

 

 


Predelle in legno con le Storie di Sant’Antonio di Padova attribuite a Defendente Ferrari ma riconducibili comunque al suo ambiente pittorico.

  • Predica di S. Antonio ai pesci
  • Miracolo del cuore dell’avaro
  • Genuflessione della mula davanti all’ostia consacrata e
  • Predica di S. Antonio di Padova al Papa ed ai cardinali con data e nome della committente (Caterina Garona o Garola) .

 

Info:
Museo Civico di Cuneo – Complesso Monumentale di San Francesco – Via Santa Maria n. 10
Responsabile – Sandra Viada
Tel. 0171.634.175 – Fax 0171.661.37
E-mail: museo@comune.cuneo.it
Url: http://www.comune.cuneo.gov.it/cultura/museo-civico-di-cuneo.html

BIELLA. Museo del Territorio Biellese, Gerolamo Giovenone, “Compianto sul Cristo morto” (attribuito anche a Defendente Ferrari).

Gerolamo Giovenone, Compianto sul Cristo morto.
Olio su tavola ( 78 x 96 cm)  – 1520 ca.
Il corpo di Cristo morto è contornato da tre figure inginocchiate, San Giovanni Evangelista, la Vergine e la Maddalena, più dietro, in piedi, sono raffigurati Nicodemo e Giuseppe d’Arimatea e infine, a destra, in atteggiamento dolente, le tre Marie.
Sullo sfondo la città di Gerusalemme, cinta da mura, è posta al di là di due alture, una delle quali mostra le tre croci ormai vuote.
L’opera, che faceva parte della Collezione Masserano, donata alla Scuola Professionale nel 1896, fu esposta nel 1939 a Torino alla mostra Gotico e Rinascimento e trovò poi collocazione nella Cappella dell’Assunzione nella chiesa di Sebastiano: soltanto nel 1950, in previsione del rinnovamento degli spazi espositivi, tornò in Museo.
Attribuita originariamente a Defendente Ferrari, fu avvicinata al nome di Gerolamo Giovenone da Vittorio Viale e datata al primo quarto del Cinquecento.

 

Museo del territorio biellese – La Sezione storico-artistica
La sezione storico-artistica del Museo del Territorio Biellese occupa un grande salone situato al primo piano, nell’ala est del Chiostro di San Sebastiano.
Vi sono esposte opere che cronologicamente coprono un arco temporale che va dall’XI secolo fino ai primi anni del Novecento.
Un periodo talmente ampio che non poteva certo essere testimoniato in tutte le sue varianti, ma che, proprio per la varietà dei materiali in esso esposti, esemplifica bene l’iter delle espressioni artistiche sviluppatesi in territorio biellese nel corso dei secoli.
Affreschi, sculture, dipinti su tavola e su tela ne ripercorrono cronologicamente, attraverso un dinamico allestimento, gli sviluppi storico-artistici e culturali.
Dal grande affresco absidale, proveniente dalla Chiesa di Santa Maria di Castelvecchio (Mongrando), datato tra la fine dell’XI secolo e l’inizio del XII a quello più tardo della fine del XIII secolo, a motivi geometrici, staccato da un interno di una casa privata, si giunge a scoprire, passando tra i due leoni stilofori scolpiti nella locale pietra verde d’Oropa, il cospicuo nucleo di opere rinascimentali: il grande Polittico del maestro dell’Incoronazione, il Compianto sul Cristo morto di Gerolamo Giovenone, la Crocifissione e la predella con le Scena della Passione di Cristo di Bernardino Lanino e alcune opere di Boniforte Oldoni, esposte insieme a un portale e una grande finestra monofora in terracotta stampate a rilievo.
La visita prosegue attraverso testimonianze pittoriche del XVII e del XVIII secolo, soffermandosi su una grande tela realizzata da Giuseppe Maffei come scenografia teatrale, prima di entrare nella Galleria dei benefattori dell’Ospizio di Carità, composta da una serie di ritratti a mezzo busto commissionati dall’amministrazione dell’Ospizio ad artisti locali, per celebrare la magnanimità di alcuni illustri personaggi biellesi che aiutarono, tramite lasciti e donazioni, tale Ente.
Il percorso termina con i numerosi dipinti di Lorenzo Delleani, l’esponente più illustre della pittura biellese della seconda metà dell’Ottocento, e le tele di Giuseppe Bozzalla.

Info:
https://www.museodelterritorio.biella.it/sezioni/sezione-storico-artistica/opere-scelte/

AVIGLIANA (TO). Chiesa di San Giovanni, Polittico della Nativita’ o dell’Adorazione.

La chiesa romanico-gotica, fondata tra il 1284 e 1320, fu molto restaurata a fine Ottocento ed ancora recentemente; conserva il campanile romanico, mentre la facciata ha modi gotici, come documenta il motivo ornamentale della semplice ghimberga.
L’atrio, a pianta trapezoidale, è diviso in due campate trasversali con archi ogivali e volte a crociera cordonate: a sin. resti di un affresco della Madonna col bambino e tre santi; a d. affreschi (santi) assai deperiti del XV sec.
Varcato l’atrio, si entra nella chiesa vera e propria, dalle belle decorazioni barocche ma ricca soprattutto di preziosi quadri, dotati di cornici architettoniche elegantissime; in particolare, tra le diverse opere esposte ne figurano ben 10 del maestro Defendente Ferrari o comunque della sua scuola o bottega, tutte realizzate con la tecnica della tempera su tavola lignea e databili alla prima metà del ‘500.
A proposito di questa raccolta di dipinti lo storico d’arte L. Mallè così scrisse riferendosi ad Avigliana: “…la cittadina che nella catena delle sue antiche chiese era divenuta museo di Defendente, in parte disperso, in parte radunato poi nella chiesa di S. Giovanni”.

Sul lato sinistro della navata, nella quarta cappella, sopra l’altare dell’antico patronato dei Provana di Collegno si trova il polittico della Natività, datato 1511 ed anch’esso opera del Defendente Ferrari, proveniente dalla vicina chiesa degli Umiliati che fu abbattuta per migliorare le difese della città; durante il trasloco si “perse” peraltro la predella originale, sostituita poi da opere di scarso valore. Al centro della composizione è rappresentata la Madonna che insieme a due angioletti è in adorazione del Bambino Gesù, adagiato su un lembo del mantello materno, mentre San Giuseppe osserva in disparte la scena.
Nel pannello centrale la Madonna è china verso il Bambino, posato su un lembo del manto della Madre, elemento comune alle rappresentazioni dell’Adorazione. Completano la scena due piccoli angeli, il bue e l’asino e, dietro una parasta, S. Giuseppe. L’iconografia del Bambino è ripresa da una tavola di Martino Spanzotti, parte di un polittico ora smembrato, conservata in una collezione privata e datata tra il 1495 e il 1500. La scena è ambientata in un interno umile, cui il particolare della fiasca appesa ad una trave conferisce una quotidianità di ispirazione fiamminga.
Da notare tra le teste della Madonna e di San Giuseppe è leggibile una sigla (DF), considerata la firma autografa di Defendente Ferrari, mentre sulla tappezzeria di sfondo delle quattro immagini laterali sono più volte ripetuti i monogrammi AVE; MA; RIAA.

 

Nei pannelli laterali sono rappresentati quattro santi: in basso a sinistra san Sebastiano e a destra san Rocco; in alto, a mezzo busto, san Francesco ed un Santo monaco.
San Sebastiano, diversamente dall’iconografia tradizionale, è rappresentato con indosso veste e mantello e mentre impugna le frecce, simbolo del suo martirio; una resa analoga si trova nel polittico sull’altare di S. Antonio di Ranverso. Il polittico è coronato da un tondo con Cristo che emerge dal sepolcro, analogamente al coronamento del polittico di Ranverso.
Nel pannello di destra è raffigurato san Rocco in abito da pellegrino, con in evidenza la piaga della gamba e con un cane che tiene in bocca una pagnotta (secondo la tradizione, questo animale sfamò e guarì il Santo). Nel registro superiore, un Santo monaco è intento a leggere un libro «…per il cui riconoscimento non è mai stata avanzata alcuna proposta: la tonsura monacale e l’abito scuro, tuttavia, lo qualificano come un benedettino, mentre il gesto di leggere un libro è un attributo iconografico che rimanda in modo abbastanza inequivocabile a san Mauro»: tale proposta di identificazione proviene dal testo di Fabrizio Fantino, Un nucleo di documenti inediti e qualche precisazione per un polittico aviglianese di Defendente Ferrari, in “Segusium” n° 49, settembre 2010, pp. 171-180.

I tre pannelli della predella originale, ancora presenti nel 1669, sono andati perduti in una data imprecisata e sono stati sostituiti dai tre dipinti, attualmente visibili, eseguiti nel 1884 da Eugenio Buccinelli, che raffigurano la Sacra Famiglia, la Fuga in Egitto e la Morte di san Giuseppe.
Il polittico è racchiuso da una cornice di legno dorato, scolpito con elementi vegetali stilizzati.

L’Adorazione è una delle iconografie più ricorrenti nella produzione di Defendente; lo schema compositivo, nella maggior parte delle opere, varia solo in alcuni particolari, come il numero degli angeli, la posizione di san Giuseppe e la collocazione del bue e dell’asino.
Un precedente immediato del polittico di Avigliana è la cosiddetta Adorazione notturna del Museo Civico di Arte Antica di Torino, datata al 1510, vedi scheda,  che segna il prevalere dell’influenza della pittura nordica, tedesca e soprattutto fiamminga, sui modelli rinascimentali appresi da Defendente durante la collaborazione con Martino Spanzotti, nella bottega del quale Defendente lavorò come allievo e collaboratore nei primi anni del Cinquecento.

Il polittico riveste una notevole importanza per quanto attiene alla cronologia dell’attività di Defendente; è infatti la più antica opera firmata, tra quelle giunte a noi, grazie al monogramma F-P (Ferrarius pinxit) scritto sotto la cornice della parasta che sostiene la trave di copertura del tetto nel pannello centrale.

La collocazione del polittico nella sua sede attuale, la quarta cappella sinistra della chiesa, data al 1669; non è stato finora possibile risalire alla collocazione precedente dell’opera.

 

Bibliografia:
– P. NESTA (a cura di). La Chiesa di San Giovanni di Avigliana, con i contributi di Maria Paola Ruffino, Mauro Cortelazzo, Fabrizio Fantino, Paolo Triolo, Edizioni del Graffio – Via Abegg, 43 – 10050 Borgone Susa (TO)
www.studiograffio.it

– F. FANTINO, “Altare ipsum est munitum icona satis pulchra”: i dipinti cinquecenteschi di Gerolamo Giovenale e di Defendente Ferrari, in P. NESTA (a cura di), La chiesa di S. Giovanni di Avigliana, Borgone Susa 2011, pagg. 158-162.

AVIGLIANA (TO). Chiesa di San Giovanni, “Madonna della Mercede o dei Santi Crispino e Crispiniano”

La chiesa romanico-gotica, fondata tra il 1284 e 1320, fu molto restaurata a fine Ottocento ed ancora recentemente; conserva il campanile romanico, mentre la facciata ha modi gotici, come documenta il motivo ornamentale della semplice ghimberga.
L’atrio, a pianta trapezoidale, è diviso in due campate trasversali con archi ogivali e volte a crociera cordonate: a sin. resti di un affresco della Madonna col bambino e tre santi; a d. affreschi (santi) assai deperiti del XV sec.
Varcato l’atrio, si entra nella chiesa vera e propria, dalle belle decorazioni barocche ma ricca soprattutto di preziosi quadri, dotati di cornici architettoniche elegantissime; in particolare, tra le diverse opere esposte ne figurano ben 10 del maestro Defendente Ferrari o comunque della sua scuola o bottega, tutte realizzate con la tecnica della tempera su tavola lignea e databili alla prima metà del ‘500.
A proposito di questa raccolta di dipinti lo storico d’arte L. Mallè così scrisse riferendosi ad Avigliana: “…la cittadina che nella catena delle sue antiche chiese era divenuta museo di Defendente, in parte disperso, in parte radunato poi nella chiesa di S. Giovanni”.

A destra, la cappella della Madonna del Rosario, sopra il cui altare vi è il trittico della Madonna della Mercede o dei Santi Crispino e Crispiniano, protettori dei calzolai in quanto, secondo la leggenda, essi erano stati martirizzati per aver confezionato gratuitamente le scarpe ai poveri; per quest’opera, certamente di Defendente Ferrari, è facile quindi ipotizzare una committenza da parte di una locale confraternita di artigiani del cuoio.
Il trittico, in origine collocato nella quarta cappella di sinistra, dal 1662 si trova nella seconda cappella di destra.

Nella tavola centrale è rappresentata la Madonna seduta su di un trono col Bambino Gesù nudo in braccio che regge il globo terrestre; da rilevare che ai piedi del trono vi una data, 1535, segnata a grandi lettere romane e aggiunta posteriormente con probabile riferimento alle tavole laterali, le quali infatti appaiono poco intonate a quella mediana (vedi oltre).
In queste tavole sono rappresentati, rispettivamente, i fratelli San Crispino e San Crispiniano con nelle mani la palma del martirio e degli strumenti relativi al loro lavoro di calzolai.
Al di sopra di esse ci sono due ovali, in uno Sant’Agostino d’Ippona col pastorale e nell’altro sua madre Santa Monica con crocefisso.
La relativa predella è composta da tre scomparti situati in corrispondenza dei dipinti, che riportano scene del martirio dei due fratelli calzolai e sono intercalati da quattro formelle con ancora figure di arnesi del calzolaio.

La critica è ormai concorde nell’attribuire a Defendente solo l’esecuzione del pannello centrale, e ritiene i due santi, le figure nei tondi e nella predella opera di un artista denominato pseudo-Giovenone per la sua vicinanza allo stile di Gerolamo Giovenone, pittore che, dopo essere stato, agli inizi della sua attività, come Defendente, allievo di Martino Spanzotti, era passato poi, per alcuni anni, a collaborare con Defendente stesso. Queste conclusioni sono state ulteriormente convalidate da una serie di analisi che P. Triolo ha condotto tramite la riflettografia all’infrarosso e la luce ultravioletta e mediante confronti con il Polittico dell’Adorazione, conservato nella chiesa di S. Giovanni di Avigliana.
La ricchezza decorativa evidente nella carpenteria, in questa come in altre opere di Defendente, deriva molto probabilmente dall’influenza della famiglia paterna: Francesco Ferrari, padre del pittore, era un orafo, esecutore della croce processionale conservata nel Duomo di Chieri.
Committente dell’opera è la comunità dei Calzolai, la “Universitas calceolariorum”, di Avigliana, le cui insegne con gli strumenti deli calzolai sono inframmezzate ai pannelli della predella. Ugualmente ad una comunità di calzolai risale la committenza del Trittico dei Calzolai nella cattedrale di Torino, nell’esecuzione del quale Defendente ha collaborato con Martino Spanzotti.
La data MDXXXV, tracciata ai piedi del trono della Vergine, è risultata non attendibile in seguito ad analisi condotte all’infrarosso, che hanno dimostrato come l’iscrizione sia posteriore all’intervento di Defendente. Inoltre L. Mallé ha osservato la vicinanza stilistica del Bambino a quello della Vergine del Rijksmuseum di Amsterdam, datata al 1526. Vedi scheda. Considerato inoltre che lo stile del trittico è ritenuto anteriore a quello del polittico di S. Antonio di Ranverso, del 1531, appare probabile che la sua esecuzione sia da ascrivere circa all’anno 1528. La datazione MDXXXV, secondo P. Triolo, che ha compiuto le analisi, potrebbe essere riferibile all’inaugurazione ufficiale della cappella.
Le scene della predella ricordano episodi della vita dei due santi: la loro cattura, la bastonatura e l’immersione nel calderone.

Bibliografia:
Per uno studio sul trittico e la sua datazione si rimanda a F. FANTINO, “Altare ipsum est munitum icona satis pulchra”: i dipinti cinquecenteschi di Gerolamo Giovenale e di Defendente Ferrari, in P. NESTA (a cura di), La chiesa di S. Giovanni di Avigliana, Borgone Susa 2011, pagg. 162-165.
Per la collocazione del trittico all’interno della chiesa: P. NESTA, La cappella dei Santi Crispino e Crispiniano, in P. NESTA (a cura di), La chiesa di S. Giovanni di Avigliana, Borgone Susa 2011, pagg. 295-298.

Per le analisi tecniche compiute sul trittico: P. TRIOLO, Analisi tecniche sui dipinti conservati presso la chiesa di San Giovanni in Avigliana, in P. NESTA (a cura di), La chiesa di S. Giovanni di Avigliana, Borgone Susa 2011, pagg.179-192, Edizioni del Graffio – Via Abegg, 43 – 10050 Borgone Susa (TO)
http://www.studiograffio.it

AVIGLIANA (TO). Chiesa di San Giovanni, “Trittico di San Girolamo”

La chiesa romanico-gotica, fondata tra il 1284 e 1320, fu molto restaurata a fine Ottocento ed ancora recentemente; conserva il campanile romanico, mentre la facciata ha modi gotici, come documenta il motivo ornamentale della semplice ghimberga.
L’atrio, a pianta trapezoidale, è diviso in due campate trasversali con archi ogivali e volte a crociera cordonate: a sin. resti di un affresco della Madonna col bambino e tre santi; a d. affreschi (santi) assai deperiti del XV sec.

Varcato l’atrio, si entra nella chiesa vera e propria, dalle belle decorazioni barocche ma ricca soprattutto di preziosi quadri, dotati di cornici architettoniche elegantissime; in particolare, tra le diverse opere esposte ne figurano ben 10 del maestro Defendente Ferrari o comunque della sua scuola o bottega, tutte realizzate con la tecnica della tempera su tavola lignea e databili alla prima metà del ‘500.
A proposito di questa raccolta di dipinti lo storico d’arte L. Mallè così scrisse riferendosi ad Avigliana: “…la cittadina che nella catena delle sue antiche chiese era divenuta museo di Defendente, in parte disperso, in parte radunato poi nella chiesa di S. Giovanni”.

Dopo la cappella della Madonna del Rosario, nel successivo tratto di parete destra della chiesa, sopra il banco riservato alle autorità del Comune, è esposto il trittico di San Girolamo/Gerolamo, di Defendente Ferrari, con al centro il Santo eremita in compagnia del leone (al quale estrasse una spina dalla zampa) e con Dio in mandorla che compare in alto unitamente alla colomba dello Spirito Santo; nei pannelli laterali sono raffigurati; a sinistra, San Giovanni Battista vestito di pelli, che con una mano regge l’agnello mistico ed un cartiglio con la scritta “ECCE AGNUS DEI”; a destra, San Bernardo da Chiaravalle intento a leggere un libro.
La predella è composta da tre scomparti che riportano episodi della vita dei santi raffigurati nelle corrispondenti tavole superiori e sono separati da quattro ritratti di Profeti a mezzo busto e con cartiglio; la loro modesta fattura induce ad attribuirli alla mano di un artista minore.

Dal 2013 al 2016 il trittico è stato sottoposto a un complesso restauro conservativo presso il Centro Conservazione e Restauro “La Venaria Reale”. Solo a giugno 2022  ritorna  ad Avigliana, dopo la realizzazione di importanti lavori di adeguamento dell’impianto di riscaldamento, deumidificazione delle murature e risanamento della parte esterna della Chiesa, opere che consentiranno la conservazione ottimale dell’opera.

 

Bibliografia:
Paolo NESTA (a cura di). La Chiesa di San Giovanni di Avigliana, con i contributi di Maria Paola Ruffino, Mauro Cortelazzo, Fabrizio Fantino, Paolo Triolo, Edizioni del Graffio – Via Abegg, 43 – 10050 Borgone Susa (TO)   www.studiograffio.it

Per il restauro del trittico:
https://issuu.com/segreteria.gwladys/docs/catalogo_interattivo_giovenone/s/10376885

AVIGLIANA (To). Chiesa di San Giovanni, Pala di Sant’Orsola e le vergini.

La chiesa romanico-gotica, fondata tra il 1284 e 1320, fu molto restaurata a fine Ottocento ed ancora recentemente; conserva il campanile romanico, mentre la facciata ha modi gotici, come documenta il motivo ornamentale della semplice ghimberga.
L’atrio, a pianta trapezoidale, è diviso in due campate trasversali con archi ogivali e volte a crociera cordonate: a sin. resti di un affresco della Madonna col bambino e tre santi; a d. affreschi (santi) assai deperiti del XV sec.

Varcato l’atrio, si entra nella chiesa vera e propria, dalle belle decorazioni barocche ma ricca soprattutto di preziosi quadri, dotati di cornici architettoniche elegantissime; in particolare, tra le diverse opere esposte ne figurano ben 10 del maestro Defendente Ferrari o comunque della sua scuola o bottega, tutte realizzate con la tecnica della tempera su tavola lignea e databili alla prima metà del ‘500.
A proposito di questa raccolta di dipinti lo storico d’arte L. Mallè così scrisse riferendosi ad Avigliana: “…la cittadina che nella catena delle sue antiche chiese era divenuta museo di Defendente, in parte disperso, in parte radunato poi nella chiesa di S. Giovanni“.

Iniziando la visita dalla prima cappella a destra, è da ammirare all’interno di una bella cornice la pala di Sant’Orsola, che ricorda il martirio della Santa e del suo seguito di vergini ad opera di Attila; la relativa predella riporta episodi della vita della Maddalena. Questa pala fu in passato attribuita a Defendente Ferrari, ma una parte della critica più recente attribuisce l’opera all’attività giovanile di Gerolamo Giovenone, che insieme al Defendente fu allievo di Martino Spanzotti.

 

Bibliografia:
Paolo NESTA (a cura di). La Chiesa di San Giovanni di Avigliana, con i contributi di Maria Paola Ruffino, Mauro Cortelazzo, Fabrizio Fantino, Paolo Triolo, Edizioni del Graffio – Via Abegg, 43 – 10050 Borgone Susa (TO)  www.studiograffio.it