FIRENZE. Fondazione di Studi di Storia dell’Arte “Robetrto Longhi”. Congedo di Cristo dalla Madre con gli apostoli e le sante Anna ed Elisabetta (?), di Defendente Ferrari.

1525 circa, Tempera su tavola, 45,8 x 31.1 cm.

Plausibilmente acquistata da Roberto Longhi sul mercato antiquario (Boschetto 1971), e dallo studioso albese ascritta a “quel delizioso e gentile piccolo maestro del Piemonte antico che è Defendente Ferrari” (Viale 1939, p. 231), la tavola fu restaurata alla fine degli anni Settanta del Novecento.
Assotigliata e palchettata, mostra oggi un buono stato conservativo, fatti salvi gli incarnati degli apostoli e del Cristo, plausibilmente consunti dagli atti di fede dei proprietari.
Gesù qui raffigurato secondo un’iconografia molto particolare – presentato nell’atto di genuflettersi a una commossa Madre, sorretta dalla Maddalena – non derivando l’episodio nè dai Vangeli canonici nè da quelli apocrifi ma rintracciandosi in un’opera mistica che, accanto alla Legenda aurea di Jacopo da Varagine, era una dei testi di riferimento per la narrazione storico-artistica, indagando dettagliatamente la biografia di Cristo, tra infanzia e passione, con approfondimenti su gioie e dolori di Maria, le Meditationes Vitae Christi, composte tra il 1346 e il 1364 dallo Pseudo Bonaventura, verosimilmente identificabile nel francescano Giovanni de Caulibus da San Gimignano.
Da esse è tratto il brano, scolpito in lettere capitali d’oro nella tabella ansata sul parapetto marmoreo, che invita dunque alla meditazione della scena del congedo di Cristo dalla Madre: “TU CHE CONTE(M)PLA DEL VISO LO PERSPICACE ET ACUTO POTERE NEL DEIFI/CO SIMULACRO DEL SACRATO INTUITO DESTINA EL VIVO RADIO ET NE LA/ MENTE SIGILLA QUANTO IN VER DE LA DILECTA MATRE PAR CHE CON SUMMA HU/ MILITATE LA INEFABILE SAPIENTIA CLEMENTISSIMAMENTE SI EXHIBISCHA ET/ CON QUALE GRATIA LA MATERNA COMPASSIONE AL CORESPONDER SI MONSTRA/ CON AFFANATO CORDOGLIO (RESULTANTE ET MAIORE) PER LA MEMORIA/ DEL PARATO SUPLICIO CHE NEL CUORE FIXAMENTE/ IMPRESSO TENEVA CONSIDERATO BENE”.
Una tavoletta le cui dimensioni indicano, insieme agli sciupati volti, la destinazione privata e il carattere devozionale, forse proprietà clericale alla luce della dotta iscrizione, ricca di latinismi (Castelnuovo e Ginzburg, 1979).
Il dipinto, attribuito unanimemente a Defendente Ferrari (Chivasso?, 1480-1485 circa – documentato in ultimo il 12 novembre 1540), raramente ha suscitato l’attenzione di una critica che, tra fine Ottocento e la prima metà del Novecento, si è tuttavia ampiamente occupata di Defendente, giungendo a raccogliere oltre un centinaio di opere intorno al suo nome. Eppure, si tratta di un testo di notevole fascino e interesse, figlio dell’arte di un uomo attivo in un’area periferica e attento a “elementi di diversa origine, provenzali, fiamminghi, renani, lombardi” come indicavano Castelnuovo e Ginzburg (1979), con Gianni Romano (1996) che ne ha ricostruito area e arco di attività, atrettamente limitata all’ambito di influenza politica sabauda e a un raggio di poche decine di chilometri da Torino.
Date le numerose opere datate, il posizionamento cronologico della tavoletta longhiana risulta piuttosto agevole, collocandosi tra l’altarolo portatile ad ante raffigurante al centro l’Adorazione dei Magi e ai lati l’Adorazione del Bambino del 1523, oggi alla Galleria Sabauda di Torino, e l’Incoronazione della Vergine del Museo Civico d’Arte Antica in Palazzo Madama a Torino che, posizionata nell’ultimo lustro del terzo decennio del Cinquecento, segna uno slittamento verso modelli più avanzati di quelli mostrati dalla nostra tavoletta.
Essa, sia nella regia cromatica sempre vivace e intensa di una pellicola pittorica quasi smaltata, sia nell’attentissima resa tecnica e raffinatezza delle superfici – basti ammirare le lumeggiature a biacca o il tratto d’agemina dorata del manto frangiato della Madre, cesellato all’uso paterno, lui plausibilmente figlio dell’orafo Francesco “de Ferraris” (Romano 1996, p. 538) – recupera modelli danubiani in tangenze che, al di là delle desunzioni da modelli grafici sempre presenti nelle composizioni di Defendente, appaiono impressionanti anche nella definizione strutturale dell’immagine.
La riflettografia infrarossa, personalmente svolta nel gennaio 2001, evidenzia infatti un tratto eseguito a pennello e inchiostro carbonioso dalla formidabile e modernissima sprezzatura, accompagnata da un rapido e incisivo tratteggio accennato nelle zone d’ombra, poi doppiato nei geometrici e spezzati panneggi. Un fare il cui esempio più prossimo è nell’arte di Martin Schongauer, il Bel Martino protagonista di quel mondo nordico sempre presente nell’immaginario artistico e collezionistico del ducato sabaudo.

Bibliografia:
Boschetto, in La Collezione …1971, tav. 31;
Castelnuovo, Ginzburg 1979, pp. 331.352;
Meoni, in La Fondazione…1980, pp. 263-264;
Romano 1987, pp. 158-159;
Filippini, in La colecciòn Longhi: passiòn por la pintura...1998, p. 161, n. 15;
Manchinu, in La Collezione...2007, pp. 98-99.

Autore: Giovanni Carlo Federico Villa, in Alessio Geretti (a cura di) Apocrifi – Memorie e leggende oltre i Vangeli, Skira editore Milano 2009.