TORINO. Duomo, Polittico della Compagnia dei Calzolai nella cappella dei Ss. Crispino e Crispiniano, opera di Giovanni Martino Spanzotti e Defendente Ferrari.

Descrizione:

Torino, Duomo, Politt Ss Crispino e Crispiniano (part)

Il Duomo di Torino sorge in una delle zone più ricche di storia della città, a ridosso dell’area archeologica e adiacente al Teatro Romano. L’area sacra anticamente era costituita da ben tre chiese, verosimilmente edificate sulla base di templi pagano preesistenti, intitolate a San Salvatore, a Santa Maria e a San Giovanni Battista, la principale delle tre: la dedicazione al Battista, poi mantenuta anche nel duomo riedificato a fine Quattrocento, è probabile che risalga ai Longobardi e in particolare ad Agilulfo (re dal 591 al 616), la cui moglie, Teodolinda, fece proclamare san Giovanni patrono del regno. 
Tra il 1490 e il 1492 le tre chiese antiche vennero abbattute, lasciando in piedi unicamente il campanile, eretto per volontà del vescovo Giovanni di Compeys nel 1469 ma rimasto incompiuto probabilmente per mancanza di fondi: solo nel 1720 Vittorio Amedeo II deciderà di completarlo, affidando l’incarico a Filippo Juvarra, ma anche in questo caso il progetto non venne portato a termine e la cuspide al di sopra della torre campanaria prevista dal grande architetto barocco non venne mai realizzata.
Il 22 luglio 1491 Bianca di Monferrato, vedova di Carlo I e reggente di casa Savoia, posava la prima pietra del nascente nuovo duomo, sempre dedicato a San Giovanni. La costruzione, voluta fortemente dal duca ma promossa soprattutto dal vescovo Domenico della Rovere, venne affidata a Bartolomeo di Francesco di Domenico da Settignano, detto Meo del Caprina, che la portò a termine in sette anni, come attesta una lapide posta sulla facciata della chiesa.
Il duomo di Torino esibisce forti analogie con le architetture rinascimentali dell’epoca, particolarmente riscontrabili nel disegno della facciata, da collegare alla facciata di Santa Maria Novella a Firenze, disegnata da Leon Battista Alberti, ma anche a modelli romani e in particolare alle facciate di Santa Maria del Popolo e di Sant’Agostino, realizzate durante il pontificato di Sisto IV: si tratta quindi di un disegno fortemente legato alle soluzioni più aggiornate che si erano appena affermate a Firenze e Roma, dove Meo del Caprina fu protagonista di primissimo piano.
La sobrietà della facciata rinascimentale, che assieme al resto dell’edificio rappresentò uno stacco netto con la tradizione costruttiva precedente e con un tessuto urbano ancora essenzialmente medievale, è arricchita dai tre portali monumentali, scolpiti con grottesche, candelabre e trofei classici. La natura profana di queste decorazioni, però, è mitigata dalla presenza di figure di angeli e soprattutto dalle tre chiavi di volta che coronano i tre portali, dove sono raffigurati in quello centrale san Giovanni Battista (connesso chiaramente con la dedicazione della chiesa), il Padre Eterno in quello di sinistra e Gesù in quello di destra, illustrando dunque una sintesi tra Antico e Nuovo Testamento mediata dalla figura del Precursore.
La chiesa, già agibile nel 1495, viene ultimata nel 1505, e il 21 settembre di quello stesso anno è solennemente consacrata. L’impianto rinascimentale che la caratterizza è riconoscibile anche all’interno, specie dopo i restauri del 1926-28 che hanno ‘liberato’ la chiesa dalle decorazioni ottocentesche e dai tamponamenti del Sei e Settecento: la pianta della chiesa è a croce latina, con il braccio lungo diviso in tre navate scandite da pilastri con archi a tutto sesto, e con una cupola ottagonale che si eleva all’incrocio con il transetto.
Nel corso del Cinquecento e fino alla metà del Seicento si susseguirono interventi di natura circoscritta e legata soprattutto alla decorazione delle cappelle laterali. L’evento che si rivelò decisivo per le trasformazioni seicentesche del duomo torinese fu però la decisione di Emanuele Filiberto di Savoia di trasferire la Sacra Sindone da Chambéry a Torino nel 1578, avviando un lungo processo che porterà alla costruzione di una grandiosa cappella progettata da Guarino Guarini.
Nelle navate laterali si aprono sette cappelle per parte, dove però gli apparati decorativi e i dipinti che si ammirano sugli altari odierni non sono più quelli di primo Cinquecento: fa eccezione la cappella dei Santi Crispino e Crispiniano (seconda a destra), la sola a conservare – per quando adattata dal rifacimento seicentesco del vano – il polittico commissionato dalla Compagnia dei Calzolai ai pittori Giovanni Martino Spanzotti e Defendente Ferrari, realizzato verosimilmente tra il 1502 e il 1504.
L’importante polittico eseguito per l’Università dei Calzolai nella chiesa cattedrale di San Giovanni Battista costituisce uno dei più affascinanti problemi su cui si sono cimentati gli storici dell’arte. Il polittico faceva parte dell’arredo del Duomo nuovo che il vescovo Domenico della Rovere volle per la diocesi torinese a partire dal 1491. Come l’edificio, terminato nel 1498, anche la cappella fu oggetto di numerose trasformazioni che hanno determinato lo spostamento o la sostituzione di quasi tutte le tavole dagli altari della cattedrale. Pochi sono i documenti certi sulla cappella dei Calzolai: Dondolino, nel suo libro sul Duomo del 1898, registrava il documento del 20 gennaio 1504 con cui il capitolo del Duomo consentiva a Bartolomeo Robbio di Gattinara di istituire una cappellina dedicata all’Assunta presso la cappella dei santi Orso, Crispino e Crispiniano, dove pochi anni dopo verrà trasferito anche il beneficio della visitazione.
Gli studi di Giovanni Romano hanno precisato i punti di riferimento stilistici e cronologici per le importanti tavole, attribuite a Dürer nel secolo XVIII, riferite nel corso dell’Ottocento a Macrino d’Alba fino alla proposta del Cavalcaselle in favore di Defendente Ferrari.
Il polittico è da attribuire a Martino Spanzotti e al suo atelier con la collaborazione di Defendente Ferrari e la data proposta da Romano, 1498-1504, si basa sia su dati stilistici che di allestimento del polittico. Il restauro (1998) ha permesso di valutare la portata dei diversi interventi, riconoscendo le parti di integrazione, soprattutto nelle cornicette dorate con cui si era allestita la cappella seicentesca. Il risultato è quindi straordinario per la lettura delle tavole ma anche per la storia del polittico che oggi si fa più precisa. Recuperata cromaticamente la pellicola pittorica si è ora in grado di proporne la corretta successione, mentre neppure le indagini condotte in laboratorio hanno sciolto il mistero del cartiglio bianco ai piedi della Vergine.
Il polittico è composto di diciotto tavolette, di cui otto dipinte sui due lati, attualmente inserite in cornici di stucco sulle pareti e sul catino della cappella, mentre in origine facevano parte delle ante del polittico e probabilmente di una seconda predella. Esse raccontano la storia dei S.S. Crispino e Crispiniano ed erano visibili solo nei giorni festivi, quando le ante venivano aperte per mostrare il polittico; una volta richiuse era visibile l’immagine feriale, quasi monocroma, dei Santi e di un committente.
Il polittico invece è composto da cinque elementi: una tavola centrale con la raffigurazione della Madonna che allatta il Bambino, due tavole laterali con i quattro santi, Crispiniano ed Orso a sinistra e Teobaldo e Crispino a destra, un coronamento (superiore) con tre storie relative alla nascita del Cristo ed un coronamento inferiore con cinque scene della Passione. Quando la cappella è stata modificata nel 1669-70, il polittico è stato modificato: è stata eliminata la cassa che lo conteneva e le ante sono state smembrate e le tavolette ottenute sono state inserite nella decorazione a stucco delle pareti.
RestauriNell’intervento di restauro sono state effettuate innanzitutto operazioni di risanamento della carpenteria e di consolidamento del supporto ligneo, sono stati inoltre risarciti i difetti di adesione e coesione degli strati pittorici. Successivamente si è intervenuto con la pulitura della pellicola pittorica e della doratura rimuovendo depositi di sporco, vernici alterate e vecchie ridipinture, effettuate in occasione di diversi interventi di restauro della cappella e del polittico, che sono documentati anche da scritte presenti su cartigli in stucco oppure sul retro delle tavole. Passati interventi di restauro avevano purtroppo compromesso in più punti la policromia, eliminando velature e abradendo la pellicola pittorica; per questo motivo i dipinti erano stati più volte pesantemente ritoccati, in particolare sui fondi, sui manti e soprattutto sui volti.
Il restauro ha rimesso in luce la qualità della pellicola pittorica originale, le lacune e le abrasioni sono state reintegrate con velature ad acquarello che hanno permesso di recuperare quasi del tutto la policromia originale.
Lo studio delle singole tavolette ha permesso di comprendere l’originario posizionamento e la sequenza delle scene. Sono stati raccolti numerosi dati sul retro dei dipinti e sulla posizione delle cornici originali e di restauro. L’immagine feriale oggi non più visibile perché dipinta sul retro delle tavolette applicate nel complesso decorativo della cappella è stata ricomposta e ricostruita fotograficamente.

Note sul restauro a cura di Kristine Doneux.
Una esauriente relazione sull’opera restaurata, a cura di Kristine Doneux, si trova a  >>>

Links per fotografie:
https://www.duomoditorino.it/la-cappella-ai-santi-crispino-e-crispiniano/
https://photoit.photoshelter.com/image/I0000mQiC1nhgssw
http://iviaggidiraffaella.blogspot.com/2018/02/il-duomo-di-torino.html

 

Bibliografia essenziale:
– F. Rondolino, Il Duomo di Torino illustrato, Torino 1898
Archivi di pietra. Nelle chiese di Torino gli uomini, la storia, le arti, Torino 1988
Domenico Della Rovere e il Duomo nuovo di Torino. Rinascimento a Roma e in Piemonte, a cura di G. Romano, Torino 1990
– L. Borello, Il duomo di Torino e lo spazio sacro della Sindone, Ivrea 1997
– M. Momo, Il Duomo di Torino. Trasformazioni e restauri, Torino 1997
Atti del Convegno su i 500 anni del Duomo, Torino 21 febbraio 1998, a cura della Facoltà Teologica dell’Italia Settentrionale – Sezione di Torino, Leumann (TO) 2000
Guarino Guarini, a cura di G. Dardanello, S. Klaiber, H.A. Millon, Torino 2006

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