SAN MARTINO ALFIERI (AT). Chiesa parrocchiale di San Carlo e Santa Maria, “Assunta e Vita di Maria Vergine”

Descrizione:

S.MARTINO alfieri

L’edificio della chiesa fu costruito dal 1829 al 1833, in sostituzione del precedente, non più adeguato alle esigenze della popolazione e ormai fatiscente, che si trovava vicino al lato meridionale del castello degli Alfieri e che era intitolata alla Natività di Maria, citata in una bolla di papa Innocenzo II del 1134.
Il marchese Carlo Emanuele Alfieri decise di far costruire a sue spese una nuova Parrocchiale e affidò il progetto a Ernesto Melano. Demolita la vecchia chiesa, la nuova fu completata e consacrata nel 1883 sotto il titolo di San Carlo Borromeo, in ricordo dell’antica parentela fra la famiglia del Santo e quella degli Alfieri.

Nella cappella sinistra, il polittico della scuola di Defendente Ferrari, che misura 225 x 336 cm, è formato da cinque scomparti, un baldacchino a tre pannelli e una predella in una ricca cornice scolpita e dorata.
Il polittico era in origine a Moncalieri, in una cappella di patronato dei Le Duc, solo nell’Ottocento fu trasportato a San Martino dagli Alfieri che collocarono sul loro altare nella Chiesa parrocchiale.
Nella tavola centrale, entro una mandorla d’oro su fondo azzurro cui fanno corona dei cherubini, vi è la Madonna Assunta.
Nella descrizione di Viale (1):«Nel pannello in alto a sinistra san Gioacchino … che riceve da un angelo l’annunzio della sua prossima paternità. Inferiormente si vede dipinto in una oscura navata di tempio, lo Sposalizio della Vergine e di san Giuseppe …. Nel pannello superiore di destra … la Madonna annunciata. In basso il Transito di san Giuseppe.
Il cielo del singolare baldacchino (così fatto a riparare il quadro dalla polvere) è diviso in tre scomparti: l’Incontro di san Gioacchino e sant’Anna, la Nascita della Vergine, la Presentazione di Maria al tempio.
Nella predella è dipinto a mezzo busto il Salvatore tra i dodici Apostoli.»

L’Assunta e lo Sposalizio della Vergine sono composizioni molto simili a quelle che si ritrovano in altri quadri di Defendente (ad esempio l’Assunta del Museo Borgogna a Vercelli, vedi scheda; lo Sposalizio dei Musei civici/Palazzo Madama a Torino, vedi scheda).

Prosegue Viale: «Ma basta osservare… come indurisce ogni linea, come mal misura i passaggi di colore e di tono, per accorgersi che l’opera non è di mano del sensibile, delicato e fine pittore di Chivasso. Ogni dubbio cade quando si esaminano le scene del baldacchino, con le sue figurine dure e un po’ goffe, assai diverse da quei mirabili gioielli che Defendente sa miniare nelle sue predelle o negli stalli del coro di San Gerolamo (Biella), vedi scheda.»

(1) Viale V., Gotico e Rinascimento in Piemonte (catal.), Città di Torino, Torino 1939, pp. 191-192 e tavola 72, da cui l’immagine.

Link:
http://www.comune.sanmartinoalfieri.at.it/Home/Guida-al-paese?IDDettaglio=29482