FRANCIA – DIGIONE. Musée des Beaux-Arts, tavola con “sant’Agostino insegna agli eremiti” e, sul retro, “san Gerolamo”

Descrizione:

DIGIONE- museo - Agostino-verso Gerolano -D231

Pannello su tavola di pioppo raffigurante a colori “sant’Agostino insegna agli eremiti” e, sul retro, in grisaglia, san Gerolamo (165 x 93 cm), realizzato da Defendente Ferrari nel 1520 circa. Numero inventario D231.
Proviene dalla Collezione Pierre-Jean-Baptiste-Henri Pichot-The Amabilais ; Collezione Marie-Henriette Dard e lascito Marie-Henriette Dard, 1916

Pannello con sant’Agostino: i libri in biblioteca recano i titoli delle opere di sant’Agostino. Sugli scaffali superiori: DE E (SS) ENTIA DVIB / DE INCARNATIONE CHRISTI / DE PRE INGENITO / DE ASUMPSIONE VIRGINIS / TABERNACULUM CHRISTI DIGNUM EST IBI.ESSE UBI IPSE EST TAM PRECIOSUM TABER / DE CIVITATE DEI (La Città di Dio) / DE NATURA BONI (La natura del Bene) / DE EVCHERIon . Sul libro rosso al centro: DE ORANDO DEUM (Come pregare Dio). Nelle mani del discepolo nella parte posteriore: D P DIACONES.
Iscrizione sul libro, che sant’Agostino fa leggere ai suoi discepoli: SIT VOBIS ANIMA UNA ET COR UNUM “(Sii una sola anima e un cuore). Iscrizione sul cartello: SAC (RAS) SCRIPT (URAS) SUBTI (LISSI) MO INTERPRETI HIERO (NIMO) AUG (USTINUS) (Agostino ha interpretato le scritture in modo molto sottile per Jerolamo) (proposta di traduzione di Sophie Jugie, da verificare). Dal sito del Museo.

Nello stesso museo è conservato un altro pannello gemello, inventariato in D 230, vedi scheda, stessa dimensione e cromatismo simile sembrano appartenere alla stessa serie, la differenza è che sul primo in colore c’è “san Girolamo in preghiera” e , sul retro, in grisaglia, “sant’Agostino” nella sua cella.
«L’arte piemontese offre l’esempio di ante con il retro dipinto come qui, in grisaglia, come i pannelli di Defendente Ferrari nella chiesa di San Giovanni d’Avigliana (Luigi Mallé, 1971, fig. 129-133). Ma non si sa come fossero disposti questi pannelli. Erano allo stesso livello? È lecito dubitarne; da un lato, la prospettiva di “Sant’Agostino che insegna agli eremiti” è più prominente di quella di “San Girolamo in preghiera”. Inoltre, i caratteri delle iscrizioni differiscono nelle due grisaglie.»

«La stessa attribuzione di questi dipinti è stata incerta. Cru di scuola fiamminga, nel 1929, di Louis Réau, di Defendente Ferrari nel 1930, poi nel 1934, da Anna-Maria Brizio; questo autore si basa sulle somiglianze dei pannelli di Digione con le diverse versioni dipinte da Defendente sul tema del “San Girolamo in preghiera”, in particolare con le due composizioni del Museo Civico di Torino. Anna-Maria Brizio sottolinea il gusto narrativo dell’artista, soprattutto nel “Sant’Agostino che insegna ai monaci”, dove la minuziosa descrizione della cella rievoca le scuole transalpine di Simon Marmion.
Opera di Defendente o Girolamo Giovenone? La decisione a volte rimane difficile, come rileva nel 1952-1953 Luigi Mallé, che tende in questa data ad attribuire le tavole di Digione al secondo artista, per la delicatezza del loro cromatismo e per gli effetti di luci e ombre. Questa attribuzione viene accettata nel 1964 da Andreina Griseri, ma, lo stesso anno, Anna Gallino la rifiuta, giudicando troppo sottile per Gerolamo la scrittura dei due pannelli di Dard. Inoltre, nel 1971, Luigi Mallé abbandona la sua prima ipotesi per restituire i dipinti a Defendente, nonostante la loro colorazione insolita per questo artista, e nonostante le somiglianze che accomunano il “San Girolamo” di Digione e lo stesso santo di Girolamo Giovenone, al Museo Civico di Torino. Le analogie stilistiche tra le grisaglie di Digione e quelle di Avigliana, con la sua grafica spigolosa, spingono a mantenere il nome di Defendente Ferrari.
Il tema dell’eremita nella sua solitudine, dove si esprime il sentimento dell’onnipotenza della natura, e quello dello scienziato nel suo studio, che celebra l’intelligenza dell’uomo, tradiscono ambedue preoccupazioni ben precise del Rinascimento: Dürer rappresenta ripetutamente San Girolamo nella sua cella, in particolare nella sua famosa tavola del 1514, di cui Defendente potrebbe essere stato a conoscenza.
Nei due pannelli della collezione Dard, il pittore mostra la preoccupazione maggiore di suggerire uno spazio in profondità. Trasforma la cella dove sant’Agostino insegna ai monaci in un parallelepipedo dove le linee di fuga si moltiplicano eccessivamente, e non senza secchezza, e dove si integrano i volumi geometrici delle teste.
Senza però proporre una data, Luigi Mallé sottolinea comunque il rapporto tra questi pannelli e la Pala Ciriè, dipinta nel 1519.»
Testo di Marguerite Guillaume, estratto dal Catalogue raisonné du Musée des Beaux-Arts de Dijon, Peintures italiennes, Dijon 1980
Storia

Bibliografia
Mallè L., Spanzotti, Defendente, Giovenone, Torino 1971, p.58, p.125 fig.105
Brizio A. M., Bibliografia dell’arte italiana”, Arte, marzo 1930, II, p.221 n°120

Immagini e notizie da:
http://mba-collections.dijon.fr/ow4/mba/voir.xsp?id=00101-7100&qid=sdx_q0&n=2&e=